Camera, audizione del Ministro in commissione Attività produttive

Mercoledì, 27 Novembre 2019

Prospettive di attuazione e adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima 2030

Il Ministro Patuanelli è intervenuto oggi alla Camera dei Deputati, in audizione alla Commissione Attività Produttive, in relazione all’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima per il 2030.

 

Testo dell'intervento del Ministro

"Caro Presidente,

care Deputate,

cari Deputati,

 riferisco ora sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia Energetica Nazionale (SEN) al Piano Nazionale Energia Clima (PNIEC) per il 2030.

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) è stata approvata a fine 2017, in una fase nella quale era in corso il confronto europeo sul Clean Energy Package, poi conclusosi con l’approvazione di un pacchetto di provvedimenti funzionali ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi europei 2030.

Questi impegni sono strumentali, da un lato, al rispetto degli obblighi assunti con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dall’altro, ad assicurare una evoluzione del settore energetico rispettoso di una logica che consideri in modo integrato le cosiddette cinque dimensioni dell’energia: decarbonizzazione (incluse le fonti rinnovabili); efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato unico europeo dell’energia; ricerca, innovazione e competitività.

Il “Pacchetto europeo Energia e Clima 2030” ha definito, per il periodo 2021-2030, gli obiettivi, a livello comunitario di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, di penetrazione dell’energia rinnovabile e di miglioramento dell'efficienza energetica e ha rafforzato le strategie per rendere il mercato europeo dell’energia più sicuro, per difendere la competitività del sistema produttivo, per rendere il consumatore partecipe del cambiamento e per aumentare la velocità dell’innovazione tecnologica.

 Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima costituisce lo strumento con il quale ogni Stato membro, in coerenza con la normativa europea, stabilisce i propri contributi agli obiettivi europei al 2030, su tutte le dimensioni considerate.

 Il Piano italiano è stato redatto congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed è soggetto alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

A fine 2018 il nostro Paese ha inviato alla Commissione Europea la propria proposta di Piano ed entro il 31 dicembre 2019 dovremo trasmettere la versione definitiva, al termine degli esiti della consultazione pubblica, del confronto con le Regioni, degli orientamenti del Parlamento e tenendo conto delle raccomandazioni formulate dalla Commissione stessa.

Per l’elaborazione i Ministeri coinvolti hanno istituito il “Gruppo Tecnico di Lavoro per gli Scenari”, costituito da istituti ed enti di ricerca pubblici competenti per materia (ISPRA, ENEA, GSE, RSE, Politecnico di Milano). A livello politico, inoltre, è stata istituita una Cabina di Regia interministeriale formata dai rappresentanti istituzionali dei predetti Ministeri.

 

Obiettivi contenuti nella proposta di Piano

 Come contributo al target europeo, l’Italia intende perseguire un obiettivo di copertura del 30% del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili, delineando un percorso di crescita sostenibile di tali fonti, integrandole pienamente nel sistema energetico.

Si prevede che il contributo delle rinnovabili al raggiungimento dell’obiettivo possa essere così differenziato tra i diversi settori:

  • circa il 55% di quota rinnovabili nel settore elettrico;
  • circa il 33% di quota rinnovabili nel settore termico (gli usi per il riscaldamento e il raffrescamento);
  • oltre il 21% per quanto riguarda l’incorporazione di rinnovabili nei trasporti, unico obiettivo settoriale vincolante a livello nazionale (calcolato con i criteri di contabilizzazione dell’obbligo previsti dalla Direttiva Fonti Rinnovabili- RED II).

Si tratta di un grande cambiamento per il nostro Paese, considerando l’ultimo dato consolidato al 2017, che espone una percentuale complessiva del 18,3% sui consumi finali totali, derivante da apporti sui consumi nei singoli settori (calcolati con le regole europee), pari al 34,1% per l’elettrico; 20,1% per il termico e 6,5% per i trasporti.

In relazione all’efficienza energetica, il nostro Paese intende perseguire un obiettivo indicativo di riduzione dei consumi al 2030 pari al 43% dell’energia primaria rispetto allo scenario di riferimento che la UE utilizza per valutare gli obiettivi di ciascun Paese. Inoltre, è necessario, mediante politiche attive, ottenere ogni anno nuovi risparmi pari allo 0,8% del consumo medio annuo del triennio 2016-18.

Infine, con riferimento all’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, i settori produttivi che rientrano nello schema ETS (Emission Trading System) dovrebbero registrare una diminuzione delle emissioni pari a circa il 56% rispetto al 2005, mentre i settori non ETS dovrebbero arrivare a meno 34,6%.

Accanto a questi obiettivi numerici, connessi ai target ambientali, vale la pena ricordare la necessità di completare l’integrazione del mercato nazionale nel mercato energetico europeo, come premessa di maggiori opportunità per consumatori e per le imprese, rafforzando in modo mirato anche il grado di interconnessione con altri paesi e con altre frontiere. Su questi obiettivi, stiamo lavorando attivamente anche per rendere più sicuro il nostro sistema, che sarà esposto ancora per vari anni ad una forte dipendenza da fonti energetiche importate.

Le azioni per l’integrazione del mercato saranno concentrate inoltre:

  • nel settore elettrico, ad integrare le energie rinnovabili nel mercato e dunque aggiornare la disciplina attuale del mercato, con lo sviluppo delle forme di partecipazione delle produzioni distribuite e degli aggregatori ai vari mercati, dell’energia e dei servizi;
  • nel settore gas, ad aumentare la liquidità del sistema (GNL, TAP, nuovi strumenti di negoziazione spot ) e ad accelerare l’armonizzazione delle regole di scambio a livello europeo. Come sapete, questa ancora imperfetta integrazione penalizza l’Italia che, come Paese di destinazione finale, sconta maggiori oneri di tariffa di trasporto, tema che abbiamo sollevato con forza in Europa al 1° Consiglio dell’energia a cui ho partecipato e che chiederemo sia affrontato al più presto.

Il consumatore, oltre che beneficiario, dovrà essere il maggiore protagonista di questo percorso di cambiamento. Saranno rafforzate in primo luogo le opportunità di avere un ruolo attivo sia nella generazione distribuita (autoproduzione e comunità energetiche) e sia nella gestione efficiente dei consumi (demand response), come già abbiamo iniziato a fare. La prossima abilitazione delle nuove “comunità energetiche” darà un importante segnale in questa direzione.

Per tutti consumatori, la cui grande maggioranza continuerà ancora per un po’ a mantenere un profilo tradizionale di soggetto che acquista e non produce, il mercato dovrà essere equo, sicuro e trasparente. La tutela del consumatore è quindi una delle priorità dell’azione.

Guardando alla fine della tutela dei prezzi, oggi fissata a luglio 2020, come ho già detto, è un passaggio che deve essere accompagnato con una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, cosa che oggi ancora non c’è. In questo contesto, riteniamo necessaria una proroga dell’uscita dalla tutela, prevedendo, con la collaborazione di ARERA anche uscite frazionate, così da creare le giuste condizioni per raggiungere gli obiettivi prefissati. Uno dei primi passi in questo senso sarà il tanto atteso decreto sull’elenco dei venditori di energia elettrica, su cui abbiamo introdotto delle previsioni che rafforzano le garanzie per i consumatori e i requisiti di qualificazione tecnica, finanziaria e anche comportamentale dei venditori, in modo da qualificare il segmento della vendita di energia, oggi caratterizzato da tanti, forse troppi, venditori con insufficiente trasparenza delle politiche commerciali e una fortissima concentrazione sul mercato (l’ex monopolista Enel).

Per quanto riguarda il tema della sicurezza energetica, intendiamo continuare a garantire un adeguato livello di approvvigionamento delle fonti convenzionali, nell’ottica del progressivo calo del loro fabbisogno dovuto alla crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Questo consentirà di accrescere la sicurezza e di conseguire una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento (ad esempio facendo ricorso al gas naturale anche tramite GNL) con infrastrutture coerenti con lo scenario di decarbonizzazione profonda al 2050. Allo stesso tempo andrà promosso l’adeguamento delle reti energetiche ai nuovi modelli di generazione, accumulo e dispacciamento.

Questi obiettivi possono essere raggiunti tramite:

  • L’ottimizzazione dell’uso delle infrastrutture esistenti e lo sviluppo del mercato del GNL. Relativamente al GNL, si cercherà in primis di garantire l’utilizzo dei tre terminali di rigassificazione esistenti collegati alla rete nazionale che continueranno ad avere nei prossimi anni un carattere di strategicità per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e per il contenimento dei prezzi del gas, tenendo conto della riduzione strutturale delle importazioni da Algeria e da Nord Europa e della necessità di dover ricorrere ancora a lungo a questa fonte di approvvigionamento. Essi potranno aumentare il loro apporto mediante lo sviluppo di una contrattualistica su base pluriennale e con l’offerta al sistema di servizi innovativi, quali il reloading su navi di taglia piccola, per alimentare depositi satelliti e i mezzi portuali;
  • La promozione dello sviluppo di una rete che favorisca l’uso del GNL sia nei trasporti marittimi che su strada (per le merci) e nell’industria.
  • Il miglioramento del margine di sicurezza del sistema gas in caso di elevati picchi di domanda invernale e in presenza di situazioni di mancanza di una delle fonti di approvvigionamento;
  • Il coordinamento dei piani di emergenza nazionali con quelli degli altri Paesi che sono collegati ai medesimi corridoi di approvvigionamento fisico, come previsto dal Regolamento europeo 1938/2017 sulla sicurezza del sistema del gas, stabilendo anche possibili misure di solidarietà tra Stati membri;
  • Lo sviluppo di un approccio ai temi dell’adeguatezza e della sicurezza del sistema elettrico, non più esclusivamente valutato a livello nazionale, ma in un complesso regionale, come previsto dal nuovo regolamento UE/714/2009, che stabilisce che sia la associazione del gestori di rete europei (ENTSO-E) a delineare gli scenari di adeguatezza e sicurezza a livello generale demandando ai singoli gestori nazionali il compito di definire i dettagli e le specificità di ciascun sistema. Gli ultimi scenari sviluppati mostrano criticità crescenti per il sistema italiano nel medio termine (2025) nel Centro-Nord e in Sicilia e Sardegna, a causa della riduzione della capacità termoelettrica, in condizioni di particolare stress (punte di consumo estive e invernali, in presenza di indisponibilità di parte degli impianti dai Paesi di interscambio e conseguenti riduzioni del saldo con l’estero). Stiamo provvedendo a questa situazione mediante strumenti già messi in campo dal Governo per assicurare la disponibilità di capacità necessaria a soddisfare i requisiti di adeguatezza del sistema elettrico italiano, attraverso il mercato della capacità recentemente avviato, nel quale l’Italia, prima tra i paesi europei, ha introdotto per la partecipazione nuovi limiti emissivi della CO2 per unità di energia erogata che escludano gli impianti a carbone e quelli a gas meno efficienti;
  • Un importante incremento della capacità di accumulo: per limitare il fenomeno dell’overgeneration da rinnovabili e quindi facilitare il raggiungimento degli obiettivi di consumo di energia rinnovabile, mediante lo stoccaggio elettrochimico distribuito e centralizzato, per il quale si prevedono costi decrescenti, e quello idroelettrico, per il quale occorrerà sviluppare nuovi impianti di pompaggio e, anche nella prospettiva della strategia di lungo termine per la neutralità carbonica, con avvio di attività di ricerca e dimostrazione per la produzione, il trasporto, lo stoccaggio e l’uso di idrogeno da fonti rinnovabili;
  • L’adeguamento delle reti di distribuzione dell’energia elettrica agli obiettivi di generazione distribuita e di elettrificazione degli usi finali, in particolare nelle aree di alta densità abitativa, con progressiva abilitazione al dispacciamento distribuito, in coordinamento con la rete nazionale, per tenere conto degli accumuli distribuiti e dello sfasamento tra produzione locale e consumo.

 

Innovazione tecnologica

L'Italia ha assunto un ruolo di co-leadership, congiuntamente a India e Cina, sullo sviluppo delle smart grids, delle misure indispensabili per conseguire gli obiettivi sopra individuati, e intende svolgere un ruolo anche di promozione dell’idrogeno, quale nuovo vettore energetico per il futuro.

Intendiamo creare le condizioni di sistema per garantire la partecipazione dell’industria e dei centri di ricerca pubblici e privati italiani ai futuri programmi di ricerca previsti in ambito nazionale, quale la ricerca di sistema elettrico, e comunitario, quali il SET Plan e Horizon, che internazionale, quali Mission Innovation, in un quadro meno frammentato, così da poter conseguire i seguenti obiettivi:

  • presidiare e sviluppare tecnologie di prodotto e di processo essenziali per la transizione energetica;
  • favorire l'introduzione di tecnologie, sistemi e modelli organizzativi e gestionali funzionali alla transizione energetica e alla sicurezza.

 Riteniamo che l’attività di ricerca e innovazione debba orientarsi verso l’evoluzione del sistema energetico e il salto tecnologico necessario per la decarbonizzazione profonda, con soluzioni che promuovano sostenibilità, sicurezza, continuità ed economicità delle forniture, accumulo di lungo periodo dell’energia rinnovabile, in modo da reindirizzare il sistema produttivo industriale italiano verso processi e prodotti a basso impatto di emissioni carbonio. Il tema della competitività potrà anche essere affrontato mediante misure che stimolino la domanda di prodotti a bassa impronta di carbonio.

Un tema rilevante è l’integrazione delle nuove tecnologie dell’informazione nel sistema energetico così da favorire la generazione distribuita, la resilienza dei sistemi e la partecipazione attiva dei consumatori al mercato dei servizi.

Questo Governo ha attivato i finanziamenti per il programma Mission Innovation che partirà dal prossimo anno con bandi sulle sfide tecnologiche di maggiore interesse, quali smart grids, soluzioni tecnologiche innovative di generazione da rinnovabili, accumuli e in particolare l’idrogeno, per il quale il MISE ha attivato uno specifico tavolo che raggruppa tutti i soggetti interessati allo sviluppo e alle applicazioni di tale vettore, nel settore dei trasporti, dell’accumulo, e dell’uso industriale.

Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), sia in termini di obiettivi, sia che di misure, rimane un punto intermedio di una traiettoria che, riteniamo, debba portare alla totale decarbonizzazione del sistema energetico entro il 2050. Questo argomento, in particolare, sarà trattato nella Strategia di lungo termine che, con i Ministeri dell’ambiente, delle infrastrutture e delle politiche agricole, stiamo predisponendo per l’invio alla Commissione Europea con le stesse tempistiche del PNIEC.

 

Alcune misure contenute nel Piano

Il percorso di totale decarbonizzazione parte da un assunto condiviso anche dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), la conferma del completo phase out del carbone dalla produzione elettrica al 2025.

Dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un obiettivo molto sfidante e per il quale il Governo ha già messo in campo alcune misure concrete, quali ad esempio il “Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone", introdotto con la recente legge sulle crisi industriali e da istituire presso il Ministero dello sviluppo economico o il Capacity Market, previsto dal decreto MISE del 28 giugno 2019, che ha già visto la prima asta lo scorso 6 novembre: questo strumento ha la finalità di assicurare l’adeguatezza del sistema elettrico nel medio-lungo periodo e di accelerare la transizione energetica verso la decarbonizzazione.

La gran parte delle azioni da mettere in campo dovrà essere dedicata alla realizzazione delle infrastrutture e degli impianti necessari a garantire la crescita delle rinnovabili in linea con l’obiettivo nei tempi prefissati.

Tra le misure proposte nella bozza di Piano, in materia di energie rinnovabili, si segnalano:

  • L’estensione delle procedure competitive (aste) per i grandi impianti e per le tecnologie più mature insieme a strumenti ad hoc per altre tecnologie ancora lontane dalla maturità e lo sviluppo dei contratti di lungo periodo (PPA) per grandi impianti, favorendo la creazione di soggetti aggregatori della domanda anche per i settori ad alta intensità energetica;
  • La promozione di una sempre maggiore sostenibilità ambientale degli investimenti, concertati con il territorio. Si tratta di prevedere, ad esempio, misure per promuovere il fotovoltaico su edifici o su aree non adatte ad altri usi, e il coinvolgimento degli enti territoriali sia in termini di obiettivi, sia per individuare le aree idonee alla realizzazione di tali impianti;
  • La promozione dell’autoconsumo, inteso come il consumo dell’energia prodotta da piccoli impianti, con estensione alle comunità energetiche;
  • La promozione dell’accumulo dell’energia da fonti rinnovabili, anche in evoluzione del meccanismo dello scambio sul posto;
  • L’ottimizzazione della produzione esistente, ad esclusione dei bioliquidi, anche attraverso procedure in grado di velocizzare gli iter amministrativi necessari per la costruzione, la messa in esercizio e la gestione degli impianti;
  • L’introduzione di strumenti di sostegno per l’adozione di tecnologie innovative basate su fonti rinnovabili;
  • La realizzazione di laboratori di sostenibilità, anche su scala regionale per testare sempre più elevati livelli di penetrazione FER ed elettrificazione dei consumi, in tutti i settori dell’economia.

L’efficienza energetica rimane un pilastro indispensabile per rispondere a tutte le dimensioni della politica energetica integrata, ossia economicità, innovazione, sicurezza e qualità ambientale. Pertanto, il piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) accoglie la sfida di promuovere da qui al 2030, attraverso misure di politica attiva, il tasso di risparmio annuo proposto dall’Europa ( pari a -0,8% del consumo media annuo del triennio 2016-18), pur avendo l’Italia un’intensità energetica tra le migliori d’Europa.

A tal fine sarà necessario assicurare il mantenimento e il potenziamento degli strumenti di supporto nel settore dell’efficienza, con una significativa modifica rispetto alla situazione attuale. Il nostro obiettivo di risparmio infatti dal 2021 sarà concentrato maggiormente su due settori, il civile (inteso come residenziale e terziario) e i trasporti - ossia i settori cosiddetti non ETS, diversi dai grandi impianti industriali – che hanno un elevato potenziale di risparmio energetico ma che in questi anni hanno mostrato una difficoltà di riduzione dei consumi e del loro contributo alle emissioni di CO2, se non addirittura una tendenza all’aumento.

Sul settore civile, come detto prima, sarà necessario mantenere gli strumenti di agevolazione attuali e aumentare la capacità di tutti i cittadini di utilizzarli, attraverso la cessione a terzi e il ricorso a formule innovative. In particolare, penso alle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza cd ecobonus), ma anche al Conto Termico, per supportare interventi di efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni, anche da parte delle pubbliche amministrazioni.

Sull’edilizia pubblica, proseguiremo con il programma di efficienza sugli edifici della PA centrale, che riscuote sempre maggiori adesioni e che dispone anche di maggiori risorse finanziarie ma che richiede delle semplificazioni in fase attuativa, per evitare che i progetti finanziati si blocchino per difficoltà operative dei Provveditorati delle opere pubbliche. Abbiamo proposto una norma nella legge di bilancio che consente sia all’Agenzia del Demanio sia al Genio della Difesa di operare al posto del Provveditorati delle Opere Pubbliche. Valuteremo inoltre interventi sull’edilizia residenziale pubblica, anche ricorrendo ai fondi strutturali della programmazione 2021-27.

Più in generale, sull’adeguamento dell’edilizia privata, crediamo che sia necessario un cambio di passo che punti ad un retrofit radicale, a grandi programmi di riqualificazione del tessuto urbano e delle periferie se non anche, ove possibile, ad una ricostruzione secondo nuovi criteri di progettazione e realizzazione dei fabbricati, con una forte integrazione anche con le energie rinnovabili e con le tecnologie avanzate, oltre che con gli obiettivi di rigenerazione urbana. In questo, le risorse pubbliche non possono ovviamente essere sufficienti e bisogna essere in grado di integrare i diversi strumenti, compresi i fondi in via di istituzione con la legge di bilancio 2020, e attirare anche investimenti di altri attori istituzionali, così come della UE.

Del resto, il tema degli investimenti necessari è un tema che riguarda in generale tutto il PNIEC: è stato stimato un fabbisogno di investimenti, aggiuntivi rispetto al tendenziale, di oltre 180 miliardi di euro entro il 2030. I principali settori di intervento sono gli impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, il potenziamento e l’ammodernamento delle infrastrutture del sistema elettrico, compresi gli accumuli. In aggiunta, vi sono temi che, pur proiettati in un orizzonte temporale che va oltre il 2030, meritano attenzione sin d’ora, partendo da attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione: è il caso, ad esempio, della integrazione del sistema elettrico con il sistema gas, valorizzando il vettore idrogeno.

Si tratta di settori di investimenti che, oltre a promuovere la decarbonizzazione e la sicurezza energetica, sono adatti a generare nuove opportunità di impresa e lavoro, centrando quindi la strategia del Governo e della Commissione. Su questo fronte, inoltre, le istituzioni finanziarie europee e quelle nazionali (in primis CDP) stanno sviluppando una propria progettualità e proprie linee di azioni, del tutto in linea con il PNIEC.

Le ricadute di un programma di riqualificazione del tessuto urbano e abitativo di questo tipo vanno ben oltre la mera dimensione dell’energia, potendo rappresentare un caso di “Green New deal” con le categorie artigiane e industriali del settore, con le città, con i professionisti, con istituzioni finanziarie, per una vera crescita orientata a un futuro sostenibile.

Tra poco, tra l’altro, proporremo al Parlamento il decreto legislativo di recepimento della Direttiva (UE) n. 2018/844 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla prestazione energetica nell'edilizia e sull'efficienza energetica (cosiddetta EPBD III), che mira appunto ad accelerare la ristrutturazione economicamente efficiente degli edifici esistenti e promuovere l'uso delle tecnologie informatiche e intelligenti (ICT) per garantire agli edifici di operare e consumare in maniera quanto più efficiente. In quest’ambito, saranno integrate le strategie di ristrutturazione del settore edilizia a lungo termine per favorire la mobilitazione di risorse economiche e la realizzazione di edifici a emissioni zero entro il 2050 e sarà dato impulso alla mobilità elettrica, con l’integrazione delle infrastrutture di ricarica negli edifici e l’introduzione di requisiti da rispettare nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni importanti, prevedendo in particolare l’istallazione di un numero minimo di punti di ricarica.

Per il settore industriale proseguiremo le politiche fin qui portate avanti ma – anche qui – con un cambio di passo che non guardi solo al risparmio di energia, ma all’innovazione dei processi e alla loro sostenibilità come strumento indispensabile per essere competitivi nel lungo termine. Oggi tutti i settori industriali, anche quelli energy intensive, sanno che devono proiettarsi verso il 2050 e che in Europa la decarbonizzazione sarà necessaria, per evitare gli aumenti dei costi della CO2 prodotta. Si tratta di un’importante sfida che tutta Europa dovrà vincere, a difesa e valorizzazione del proprio tessuto produttivo. Il Governo ne è convinto e sta già mettendo a disposizione delle imprese strumenti dedicati sia per la ricerca applicata di nuove tecnologie sia a favore dell’innovazione, con una ricaduta positiva sull’efficienza energetica dei processi e dei prodotti, che dell’occupazione.

Anche sul settore dei trasporti saranno portati avanti interventi incisivi che puntino ad aumentare la quota di energie rinnovabili nei trasporti (biocarburanti avanzati, elettrico) recuperando il relativo “ritardo” attuale e che mirino, sul piano dell’efficienza, all’evoluzione del parco veicolare nazionale verso modalità a minore impatto ambientale, con progetti specifici per favorire il rinnovo dei veicoli pubblici, l’adeguamento dell’infrastruttura di ricarica alla crescita prevista del numero di veicoli elettrici, l’accompagnamento dell’industria nazionale verso le nuove modalità di trasporto merci e persone che abbiamo lanciato con il “tavolo Automotive”.

Lavoreremo insieme al Ministero delle infrastrutture e trasporti e Ministero dell’ambiente e ai Comuni per dare nuove risposte al fabbisogno di mobilità, puntando a ridurre la dimensione del parco veicolare nazionale (circa 37 milioni di veicoli). In questo, penso non solo al 2030 ma anche al 2050, in uno scenario di decarbonizzazione spinta o totale: le proiezioni degli scenari di lungo termine su cui stiamo lavorando indicano che il settore dei trasporti continuerebbe a risultare di gran lunga il primo in termini di emissioni e che il miglioramento dei nuovi veicoli in termini di efficienza non basterebbe ad arrivare al risultato, se non ripensando l’intero parco circolante, fornendo risposte alternative alla domanda di mobilità e puntando con decisione verso la diffusione di carburanti non fossili.

 

Stato dell’arte del procedimento di adozione del PNIEC

A oggi il percorso che porterà all’adozione del Piano finale ha visto l’attivazione delle necessarie interlocuzioni con i soggetti portatori di interessi, la Commissione europea e le Regioni.

Raccomandazioni CE

La proposta di Piano italiano è stata valutata positivamente dalle autorità europee, in tutte le sedi.

È stato chiesto all’Italia di presentare diversi contenuti del Piano come “buone pratiche” riguardo, ad esempio, a efficienza, sussidi ambientalmente dannosi, povertà energetica, ricerca e sicurezza.

La Commissione Europea ha comunque formulato all’Italia alcune raccomandazioni:

  • adottare politiche e misure dettagliate e quantificate che siano in linea con gli obblighi imposti dalla direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili;
  • innalzare il livello di ambizione per le fonti rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffrescamento;
  • presentare misure per conseguire l’obiettivo nel settore dei trasporti fissato dalla direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili;
  • ridurre complessità e incertezza normativa e precisare i quadri favorevoli all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili e alle comunità di energia rinnovabile.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di:

  • accertare che gli strumenti politici fondamentali illustrati nella proposta di PNIEC permettano risparmi adeguati anche nel periodo 2021-2030;
  • dare adeguato riscontro ai previsti aggiornamenti e miglioramenti dei regimi di sostegno vigenti e disporne un consistente potenziamento che permetta di conseguire gli obiettivi di risparmio energetico indicati;
  • rafforzare le misure di efficienza energetica nell’edilizia e nei trasporti;
  • dettagliare le misure di diversificazione e di riduzione della dipendenza energetica previste a sostegno degli obiettivi di sicurezza energetica, comprese le misure che consentono la flessibilità.

Nel settore dell’energia elettrica:

  • valutare l’adeguatezza delle risorse tenendo conto del contesto regionale e delle potenzialità effettive degli interconnettori e delle capacità di produzione nei Paesi limitrofi;
  • precisare la misura in cui il previsto sviluppo nel settore del gas è compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione dichiarati e con il programmato abbandono graduale degli impianti termoelettrici a carbone;
  • fissare obiettivi, tappe e calendari chiari per la realizzazione delle riforme dei mercati dell’energia programmate, in particolare per quanto riguarda i mercati all’ingrosso del gas naturale e il funzionamento dei mercati al dettaglio dell’energia elettrica e del gas naturale;
  • dettagliare gli obiettivi nazionali e di finanziamento per la ricerca, innovazione e competitività da raggiungere nel periodo 2021-2030, con riferimento, in particolare, all’Unione dell’energia, cosicchè siano misurabili agevolmente e idonei a sostenere la realizzazione degli obiettivi nelle altre dimensioni del piano nazionale integrato per l’energia e il clima; sostenere detti obiettivi con politiche e misure specifiche e adeguate, comprese quelle da sviluppare in cooperazione con altri Stati membri quali il Piano strategico per le tecnologie energetiche;
  • svolgere consultazioni con i paesi limitrofi e nel gruppo ad alto livello sull’interconnessione del gas nell’Europa centrale e sudorientale (CESEC); esaminare ulteriormente le potenzialità transfrontaliere e gli aspetti macro-regionali di una politica coordinata in materia di energia e clima, in particolare nell’Adriatico, al fine di ridurre l’impronta di carbonio della regione, attuare un approccio eco-sistemico e sfruttare maggiormente le potenzialità di una più intensa cooperazione nel Mediterraneo;
  • elencare le azioni intraprese e i piani previsti per l’eliminazione graduale delle sovvenzioni all’energia, specie quelle ai combustibili fossili;
  • completare l’analisi, anche quantitativa, delle interazioni con la politica sulla qualità dell’aria e sulle emissioni atmosferiche; integrare meglio l’aspetto della transizione giusta ed equa, in particolare illustrando in maggior dettaglio gli effetti degli obiettivi, delle politiche e delle misure previsti su società, occupazione, competenze e distribuzione del reddito, anche nelle regioni industriali e ad alta intensità di carbonio; completare l’approccio al superamento della povertà energetica includendo obiettivi specifici misurabili e dettagli sulle risorse finanziarie destinate all’attuazione delle politiche indicate.

In relazione alle raccomandazioni ricevute, sono state completate le azioni necessarie all’adeguamento e sono state avviate le azioni di cooperazione con alcuni Stati Membri.

Credo valga la pena menzionare gli incontri, a livello tecnico, con i rappresentanti di Austria, Croazia, Malta, Slovenia e Ungheria.

Le riunioni hanno permesso di identificare le prime aree di possibile cooperazione regionale di interesse per l’Italia alla luce dei PNIEC degli Stati Membri. In particolare:

  • con l’Austria sul potenziale ruolo dell’idrogeno pulito per contribuire a rendere il sistema energetico sempre più sicuro, sostenibile e competitivo: tale interesse recentemente è stato confermato nell’ambito del Tavolo Idrogeno attivato al MISE con l’obiettivo di contribuire efficacemente alle future scelte che verranno assunte per adempiere agli impegni presi in ambito internazionale;
  • il tema della povertà energetica e la previsione di avvio di misure nazionali finalizzate alla sua riduzione è emerso nella presentazione dei PNIEC della Croazia e della Slovenia. A livello italiano il PNIEC prevede lo sviluppo di misure per contrastare la povertà energetica (es. programma di efficientamento degli edifici di edilizia popolare, bonus energia, costituzione Osservatorio Nazionale);
  • la Croazia ha manifestato interesse verso lo sviluppo di progetti energetici nelle isole minori. Il PNIEC italiano prevede un ruolo strategico delle isole minori quale laboratorio per lo sviluppo di soluzioni per la diffusione delle fonti rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi anche attraverso la realizzazione di progetti pilota con sistemi di accumuli, integrazione con sistema idrico e trasporto elettrico;
  • con il Ministero dell’energia di Malta, infine, si sono scambiate le valutazioni sui rispettivi Piani e si sono individuate le seguenti possibili aree di cooperazione: uso delle rinnovabili nel raffreddamento, progetti comuni innovativi sulle rinnovabili, in particolare offshore, e possibilità di attivare lo scambio statistico tra i due Paesi per il calcolo dei target sulle rinnovabili.

 

Consultazione pubblica

Per quanto riguarda la consultazione pubblica, si rileva che sia i risultati della parte dedicata al pubblico (aperta a tutti) che quella degli esperti (aperta a particolari soggetti) non ha evidenziato particolari criticità riguardo alla struttura complessiva del Piano.

Sono emersi alcuni spunti interessanti sulle possibili misure da implementare: i) stabilizzazione delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici e per gli interventi di ristrutturazione edilizia finalizzati al risparmio energetico, prevedendo un’eventuale estensione e della platea dei soggetti beneficiari; ii) un maggiore coinvolgimento delle imprese nella transizione energetica, in particolare di quelle ad alto consumo di energia; iii) introduzione di procedure semplificate e omogenee per gli impianti a fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo e le reti, nuovi o esistenti.

Va inoltre sottolineato un altro aspetto. Il coinvolgimento e il consenso dei cittadini attraverso la promozione dell’autoconsumo e la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili sarà essenziale per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati.

 

Il completamento del confronto con le regioni e gli enti locali

La Conferenza unificata del 6 giugno 2019 ha rinviato il parere sulla proposta di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) sollecitando un percorso condiviso Governo – Regioni - Enti Locali, in seno alla Conferenza Unificata, nel quale fornire la possibilità alle Regioni e all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) di contribuire alla modifica del Piano. Nel contempo, sono state avanzate una serie di osservazioni tecniche.

A seguito degli esiti della stessa Conferenza, le Regioni hanno designato una delegazione con la quale il confronto è ancora in corso. Comunque, si stanno congiuntamente valutando sia le osservazioni tecniche formulate a giugno, sia nuove proposte.

Si confida di pervenire a un parere positivo della Conferenza unificata politica, in tempo utile per l’invio del Piano alla Commissione Europea entro fine 2019. Successivamente al parere della Conferenza, si conta di dare approvazione formale al Piano con un decreto dei tre Ministeri che lo hanno predisposto (Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Dopo la notifica alla Commissione europea, il Governo intende consolidare la governance del PNIEC per assicurarne l’attuazione coordinata e una unitarietà di azione da parte di tutti i soggetti interessati che includono vari Ministeri e soprattutto le Regioni, gli enti locali, l’Autorità di regolazione, le associazioni delle imprese e dei lavoratori. È infatti necessario rispettare i tempi e i processi di autorizzazione e realizzazione delle infrastrutture fisiche, con una condivisione preliminare degli obiettivi e delle azioni per attuarli. Alcuni elementi in tal senso dovrebbero venire dal processo di consultazione pubblica recentemente concluso nella Valutazione Ambientale Strategica.

Infine, questa audizione costituisce un’altra occasione utilissima per un confronto, tenuto conto dei tempi appena segnalati.

Grazie."

 



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