Senato, audizione del Ministro alla Commissione Industria, commercio, turismo

Martedì, 26 Novembre 2019

Presentate le Linee programmatiche

Il Ministro Patuanelli ha presentato oggi, in audizione alla Commissione Industria, commercio, turismo del Senato linee programmatiche del Ministero.

Qui testo dell'intervento

"Caro Presidente,
care colleghe senatrici,
cari colleghi senatori,

illustrerò adesso le linee programmatiche del Ministero per il quale ho la competenza. Vorrei tracciare un quadro complessivo di tutte le politiche industriali del Ministero in linea con il programma di Governo, partendo da alcune considerazioni di fatto che mi sembrano evidenti a tutti.

L’UE è il grande malato economico del mondo, schiacciato tra una guerra dei dazi e una guerra industriale ed economica tra Usa e Cina. Noi ci troviamo in mezzo a questa guerra economica globale. E’ esemplificativo del momento in cui ci troviamo il ragionamento che possiamo fare sui dazi che vengono imposti ai prodotti italiani sulla base di una decisione che non riguarda il nostro Paese, ma la guerra tra Airbus e Boeing. La conseguenza sono i dazi perr circa 7,5 miliardi di dollari che gli Usa possono imporre ai Paesi dell’Ue. Ciò tocca anche i prodotti italiani senza che il nostro Paese, però, abbia avuto alcun beneficio dal contenzioso tra Airbus e Boeing. Quindi, di fatto, noi paghiamo due volte le conseguenze negative di un problema.
Io credo che questa condizione ci pone di fronte alla necessità di fare delle scelte importanti nel nostro Paese per la protezione dei prodotti italiani, della nostra capacità di esportazione, definendo una politica industriale mano a mano più aggressiva. Ciò significa guidare nel modo corretto la transizione tecnologica delle nostre PMI. A proposito di piccole aziende va detto che l’Italia deve affrontare un altro elemento, che può essere alcune volte una virtù ed altre un problema. Infatti, il tessuto produttivo italiano, parcellizzato in centinaia di migliaia di piccole e piccolissime imprese, è più fragile e ha una capacità di accesso più difficoltosa all’innovazione e alla rivoluzione digitale.
Viviamo momenti di grandissima trasformazione che ha una velocità estrema. Io faccio sempre un esempio che credo rappresenti ancora oggi quanto succede nel sistema economico attuale. Nel 2007 Forbes fa una copertina in cui si vede l’A.D. di Nokia con il titolo: “chi potrà fermare il gigante da 1 miliardo di contratti?”. Dopo 4 anni, nel 2011, Nokia non esiste più. Questa è la situazione in cui viviamo e per la quale è necessario accompagnare la nostra produzione industriale.
Io quello che sto cercando di fare al Ministero va in tre direzioni.

  • La razionalizzazione delle misure
  • La stabilità e la certezza degli strumenti offerti
  • Un approccio green basato sulla sostenibilità

La razionalizzazione delle misure si basa sull’analisi di tutte le misure incentivanti che sono disponibili per le imprese. Con essa possiamo capire quali sono quelle che vanno accorpate e quali quelle da fornire ad accesso diretto alle aziende, perché anche quello dell’accesso è un problema, soprattutto per le PMI italiane. Essere a conoscenza di tutte le possibilità incentivanti che sono presenti nel carnet di opzioni che il MiSE da alle imprese
La stabilità e la certezza degli strumenti offerti evita che ogni anno le imprese aspettino, a dicembre, la proroga di tutti gli incentivi, dall’ecobonus, al sismabonus, a impresa 4.0. ogni anno si arriva a dicembre senza certezze per l’anno successivo. Credo che per un imprenditore avere la certezza di quello che accade è fondamentale. Non so se ci riusciremo già adesso ma certamente tutto il 2020 sarà dedicato alla razionalizzazione degli incentivi e alla individuazione delle risorse per garantire la pluralità degli incentivi.

Un approccio green basato sulla sostenibilità. Anche se a me non piace parlare per slogan anglofoni, è necessario investire sul filone green, e le giornate che viviamo lo dimostrano. E’ necessario investire sulla transizione della produzione industriale italiana e che deve riguardare anche le infrastrutture. Dobbiamo indirizzarci verso opere e produzioni che siano compatibili con l’ambiente. L’ambiente non deve essere visto come un elemento da considerare solo nelle pratiche burocratiche. Mi è capitato più volte di partecipare a progetti che avevano la necessità di avere una VIA o una VAS. Lo scopo di chi compila quelle pratiche è di scrivere le cose per far capire e pensare che quello che si sta facendo è compatibile con l’ambiente, come se fosse solo una casella da dover riempire in un procedimento burocratico. In realtà l’ambiente deve essere la guida delle nostre produzioni industriali e della nostra dotazione infrastrutturale. L’ambiente non deve essere più un sistema da proteggere, ma il motore del nostro sistema economico.

Passerei quindi ad individuare alcuni degli strumenti che stiamo mettendo in campo e alcune delle idee che stiamo cercando di sviluppare, partendo dalla politica industriale.

Politica Industriale (Da Piano Impresa 4.0 alla strategia per l’innovazione – di cui Investimenti)

La dimensione PMI dovrà essere orizzontale e integrata in tutta la politica industriale per restare competitivi sul mercato globale.

Coerentemente con queste finalità, si intende dare continuità alla politica di supporto pubblico all’indispensabile processo di innovazione e consolidamento della competitività delle imprese italiane. Tuttavia, anche alla luce del monitoraggio e delle valutazioni sull’efficacia delle misure introdotte dal Piano Nazionale Impresa 4.0 riteniamo che ci siano alcuni elementi di innovazione da introdurre.

I più recenti dati macroeconomici evidenziano il rallentamento della domanda dei beni agevolati dal Piano: dopo un biennio di crescita sostenuta successivo all’introduzione del super e dell’iper ammortamento, la dinamica degli investimenti fissi lordi (fonte Istat) e degli ordinativi di beni 4.0 (fonte Ucimu) ha subito una decisa decelerazione nel 2018 e nel primo semestre dell’anno in corso. Quindi super e iper ammortamento hanno avuto un grandissimo effetto “doping” nel 2017 e un forte decremento nel 2018 che ancora oggi registriamo.

Grazie al tavolo su Transizione 4.0, a cui hanno partecipato attivamente le associazioni che rappresentano il tessuto imprenditoriale del nostro Paese, abbiamo messo a punto alcune importanti novità.

Abbiamo svolto al MiSE un tavolo molto partecipato che è stato la chiusura di un percorso di incontri bilaterali con le associazioni di categoria. Assieme abbiamo cercato di unire tutte le esigenze del mondo produttivo italiano. L’importanza delle associazioni è rilevante. Io cerco di parlare, infatti, nuovamente di corpi intermedi e della loro funzione. Abbiamo la necessità di parlare con le associazioni di categoria che rappresentano le nostre imprese perché qualsiasi momento di cambiamento deve essere fatto conoscendo la situazione dei singoli soggetti interlocutori. A prescindere delle scelte politiche che poi si faranno, non è pensabile imporre una scelta senza conoscere le criticità che quella scelta può portarsi dietro e senza capire i punti di vista di tutte le imprese di ogni dimensione e tipologia. Da Confindustria a Confartigianato, ne cito solo alcune, abbiamo interloquito con tuttte le associazioni di categoria proprio per capire quali sono le esigenze di chi crea lavoro in Italia.

Abbiamo quindi individuato alcune possibili modifiche al piano impresa 4.0.

Le novità punteranno a garantire un ampliamento della base di imprese, soprattutto di piccole dimensioni, coinvolte nel processo di innovazione e trasformazione digitale. Nello specifico, si punterà a una razionalizzazione delle misure fiscali, per renderle più facilmente fruibili e stabili nel tempo, assicurando così una maggiore coerenza con la pianificazione di investimenti e la valutazione di ritorno degli stessi orientate a valutazioni nel medio lungo periodo. La transizione da un Piano annuale a una strategia di innovazione pluriennale avverrà attraverso l’introduzione di un’unica misura agevolativa nella forma di un credito di imposta articolato su più finalità: ricerca, sviluppo e innovazione; acquisto macchinari; innovazione nei processi produttivi; formazione.


A fronte di una perdurante stagnazione degli investimenti in beni strumentali, le prime edizioni del Piano erano orientate soprattutto al rinnovamento di macchinari obsoleti e poco performanti, sia in un’ottica di mera sostituzione (superammortamento), sia di innovazione attraverso il sostegno all’acquisto di beni tecnologicamente avanzati e interconnessi (iperammortamento). La nuova edizione intende confermare tali obiettivi, ma punterà a introdurne ulteriori due più ambiziosi assicurando un extra vantaggio fiscale a investimenti che concorrono a:

  • favorire i processi di trasformazione tecnologica necessari alla transizione ecologica e in linea con i principi dell’economia circolare e decarbonizzazione stabiliti dall’Unione Europea;
  • massimizzare i benefici dell’industria 4.0 attraverso la realizzazione di architetture informative e piattaforme che consentano un’integrazione dei beni materiali e immateriali, vero nodo centrale nello sviluppo di soluzioni di sistema in grado di sostenere una trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa.

Anche le agevolazioni alla ricerca e sviluppo saranno rimodulate superando l’attuale approccio incrementale. In analogia con le best practice europee, in primis le discipline francesi e spagnole, si prevede di integrare il supporto alla R&S con un’agevolazione alle attività di innovazione tecnologica e alle attività di design e ideazione estetica per i settori del Made in Italy. Tale impostazione risponde anche a un’esigenza di chiarezza della norma, caratterizzata nei suoi primi anni di applicazione da confini applicativi incerti che, in sede di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, rischiano di vanificarne l’efficacia.

La trasformazione digitale richiede inoltre una pianificazione strategica riguardo agli obiettivi e ai benefici a lungo termine che le imprese intendono raggiungere: i processi di evoluzione digitale non possono prescindere dalle competenze adeguate a governare la trasformazione a tutti i livelli. Verrà pertanto consolidato il credito d’imposta per la formazione 4.0, rimuovendo alcune barriere normative che ne hanno finora ostacolato la diffusa fruizione da parte delle imprese.

(Strategia per l’innovazione- di cui Competenze)

Per il rafforzamento delle competenze nelle imprese, soprattutto PMI, nel campo dell’economia digitale e della trasformazione tecnologica dei processi aziendali, è indispensabile anche continuare a supportare con un contributo a fondo perduto l’inserimento in azienda, anche a tempo determinato, di figure manageriali altamente qualificate e specializzate sui temi dell’innovazione. Per questa misura vi annuncio che il 25 ottobre è stato aperto lo sportello per la presentazione delle domande per i voucher dedicati al digital innovation manager.

Sarà inoltre rafforzato il ruolo degli ITS, strumento ancora troppo poco diffuso ma che si è rivelato efficace per la formazione di nuovi profili professionali con competenze nelle tecnologie 4.0.
Nel 2020 saranno pienamente operativi gli otto Centri di competenza ad alta specializzazione (Competence center), distribuiti sul territorio nazionale con lo scopo di supportare l’innovazione delle piccole, medie e grandi imprese italiane, per favorire il trasferimento di soluzioni tecnologiche e l’innovazione nei processi produttivi e/o nei prodotti.

Più in generale, si intende potenziare e rendere più efficiente il network del trasferimento tecnologico costituito anche dai Digital Innovation Hub delle associazioni datoriali e dai PID del sistema camerale, nella convinzione che per una maggiore incisività delle azioni del Piano occorra investire su soggetti abilitatori che integrino le proprie competenze e favoriscano una cultura dell’innovazione soprattutto tra le imprese di piccola dimensione.
Per irrobustite il sistema delle competenze, vogliamo anche dedicarci al trasferimento tecnologico, affinché ogni impresa, anche la più piccola, non incontri barriere alla ricerca.

Anche in questo caso siamo partiti da un’opera di ricognizione dell’esistente e insieme a Unioncamere stiamo ultimando la mappatura per conoscere l’ubicazione e gli ambiti di attività di queste strutture (Competence Center; Digital Innovativon Hub; centri di trasferimento tecnologico; ITS e acceleratori di impresa). E’ indispensabile favorire i processi d’innovazione attraverso l’interazione tra il mondo della ricerca e della conoscenza e il tessuto imprenditoriale.

Decodificare i processi di trasferimento tecnologico è un’azione propedeutica anche alla permanenza in Italia dei nostri giovani, e spesso bravissimi ricercatori.

Da questo punto di vista, come dicevo prima, la parcellizzazione del nostro sistema produttivo non aiuta il trasferimento tecnologico. La piccola impresa artigiana con uno o due dipendenti, non ha la possibilità di occuparsi anche di sviluppo tecnologico, di accedere alla R&S, e quindi recarsi verso un hub del trasferimento tecnologico per accedere a quanto prodotto da quell’hub. La figura dell’innovation manager ha proprio questo scopo. Cioè, quello di dare un contributo fino a 40.000 euro al 50% del costo a persone che hanno un grandissimo skill in termini di innovazione e che vanno in azienda, verificano qual è il processo produttivo, verificano appunto il processo e che indicano quali sono gli strumenti sia materiale che immateriali che a quell’azienda serve per cedere a quel salto tecnologico che è necessario per le piccole imprese. Questo funziona ancor più nei consorzi perché, io faccio l’esempio della ceramica, in tutta la zona dell’Emilia Romagna che ha funzionato molto bene dove tanti piccoli produttori, piccoli ma anche medi e in certi casi grandi, si consorziano in rete per tutta la parte innovazione. Non si fanno la guerra sull’innovazione, ma le innovazioni vengono messe a disposizione di tutta la filiera produttiva. Dopodiché, ovviamente, in concorrenza sviluppano i prodotti separatamente. Ma tutta la parte di R&S e innovazione la fanno assieme, per avere più capacità e competitività. Questo è un modello da replicare in tante altre filiere.

(Start up e PMI innovative)

Altre politiche da potenziare riguardano le start up e le PMI innovative, rafforzando la dimensione dei finanziamenti alternativi (come ad esempio, crowdfunding) e dei finanziamenti seed, così come lo sviluppo ed il rafforzamento di nuovi modelli di business e di gestione di impresa trasparente, responsabile e sostenibile in linea con le nuove opportunità e gli orientamenti europei e internazionali.

(Tecnologie e misure di sistema per l’innovazione di frontiera: Blockchain e IA + Fondo nazionale innovazione)

Siamo pionieri in Europa anche nell’introduzione di nuove tecnologie come la Blockchain per la quale, congiuntamente al tema dell’Intelligenza Artificiale, sono stati creati gruppi di esperti di alto livello in grado di elaborare un documento documento di Proposte per una Strategia italiana: quello su Intelligenza artificiale è già stato presentato e faremo altrettanto a breve per Blockchain.
Ritengo essenziale completare il processo di redazione delle Strategie Nazionali e per questo, insieme alla Ministra Pisano, provvederò nelle prossime settimane a coinvolgere i dicasteri interessati con l’intento di finalizzare le Strategie e presentarle poi anche a livello comunitario.

Attraverso l’utilizzo della Blockchain stiamo sviluppando uno specifico progetto per promuovere il Made in Italy. Il progetto pilota “Blockchain per la tracciabilità nel tessile” è possibile grazie al coinvolgimento dal basso di imprese medio piccole del settore e al partner tecnologico IBM che darà luogo al rilascio di un documento “proof of concept” disponibile per tutte le imprese che vorranno avvicinarsi a questa tematica. Presto vorremo applicare il medesimo modello anche all’agrifood.
Su questo tema a livello internazionale l’impegno del MISE ha portato l’Italia a ottenere la Presidenza della European Partnership (EBP) insieme a Svezia e Repubblica Ceca: vorremmo continuare a impegnarci su questo fronte così da conferire al nostro Paese un ruolo di leadership nell’ambito dei progetti europei sulla Blockchain. Si tratta di un'opportunità unica per promuovere ulteriormente la conoscenza e l'utilizzo di questa tecnologia a beneficio di cittadini e imprese, rafforzando la cooperazione in ambito UE.

Con la Legge di Bilancio 2019 è stato introdotto il “Fondo Nazionale Innovazione” e in questi mesi sono state messe in piedi tutte le operazioni con Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti necessarie per renderlo operativo. Una volta stabilita la governance, cosa che accadrà in settimana, è necessario definire il numero e l’allocazione dei diversi fondi gestiti ed eventuali sinergie con altre iniziative in cantiere al fine di ottimizzare l’uso delle risorse.

A tal fine è necessario preservare e garantire un coordinamento e indirizzo strategico. Si sta lavorando al riguardo per la costituzione di un comitato specifico per orientare l’azione del Fondo. Credo che sulla parte delle tecnologie, cosiddette di frontiera, noi dobbiamo avere la consapevolezza che sono strumenti che arrivano, a prescindere dalla volontà o meno delle imprese. L’uso della blockchain, che può sembrare di lunga prospettiva, ma il realtà la sperimentazione che abbiamo fatto sul settore del tessile ha dimostrato che la funzionalità dello strumento di registro condiviso è fondamentale per molti settori produttivi. Questo processo che è partito veramente non con una scelta del Ministero, calata alle aziende, ma che è partita sentendo le aziende e le loro necessità, e poi trovando lo strumento ideale attraverso i PM, con cui abbiamo collaborato veramente in modo proficuo, ha portato ad una soluzione della tracciabilità del tessile che l’ha portata ad essere esportata su tante altre filiere, penso veramente all’agroalimentare, magari dopo dirò qualche parola in più su questo. Ma il problema della tracciabilità degli alimenti che è fondamentale, perché è impensabile che nel 2020 nessuno sappia cosa sta mangiando, che comporta però un impegno anche economico da parte delle aziende, e anche difficoltà di tracciabilità dell’alimento, attraverso i registri condivisi, potrà essere veramente facile tracciare l’origine di ogni singolo prodotto all’interno del bene trasformato, e questo consentirà all’azienda di avere certezza, di poter dare un dato certo, e di poterlo fare a costi limitati e al consumatore di veder garantita la riconoscibilità di ciò che sta mangiando. Questo vale per il tessile, per l’agrifood e tutti i beni del Made in Italy, per cui credo che sia un passaggio molto importante che stiamo seguendo. Mi rendo conto che, molto spesso, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dei 149 tavoli di crisi ecc. ecc. In realtà io vorrei parlare anche di tutte queste cose che stiamo facendo e che hanno una prospettiva di futuro migliore sul nostro sistema produttivo. A sostegno della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione cercheremo di intercettare i settori maggiormente interessati dalle dinamiche innovative, mettendo a disposizione risorse tramite il fondo per la crescita sostenibile che opera sia tramite procedure a sportello pensata da progetti di medie dimensioni, sia mediante procedure negoziali dei grandi progetti.

Sarà altresì attuato il pacchetto italiano dell’importante progetto di comune interesse europeo nel settore della microelettronica (IPCEI), il primo attivato a livello comunitario utilizzando tale procedura concertata, che vede l’Italia partecipe con investimenti pari ad oltre 2 miliardi di euro, che vogliamo sostenere mediante un Fondo dedicato.

L’approvazione del primo IPCEI sulla microelettronica ha suscitato grande interesse in altri settori industriali. Da un lato l’ex Vice Presidente della Commissione Sefcovic ha lanciato l’idea di uno o più IPCEI nel settore delle batterie, dall’altra la Commissaria europea all’Industria e Mercato Interno, Bienkowska, ha istituito un Forum di alto livello per gli IPCEI e le Catene Strategiche del Valore /SVC arrivando ad individuare altri 6 ambiti di applicazione dello strumento:

  • Veicoli connessi verdi e autonomi
  • Salute intelligente
  • Industria a bassa emissione di carbonio
  • Tecnologie e sistemi ad idrogeno
  • Internet delle cose industriale
  • Sicurezza informatica

L’Italia si è già ritagliata un ruolo di primo piano nella costruzione dei due IPCEI sulle batterie e non può perdere le ulteriori sfide che ci attendono. Gli IPCEI tra l’altro escono dal cancro del debito e sono investimenti importanti che hanno la possibilità di portare a innovazione delle batterie. Credo che sia fondamentale continuare a essere centrali, perché più sposteremo l’asse di produzione di energia da fonti rinnovabili che per loro natura hanno un andamento non costante di produzione, più avremo bisogno di sistemi di accumulo energetico per far fronte ai momenti di calo di produzione. E’ chiaro che l’efficientamento delle batterie è un obiettivo che dobbiamo avere come strategia generale nazionale.

(Misure settoriali di cui automotive)

Oltre a sostenere iniziative di frontiere, forte è l’attenzione anche ad alcuni settori della nostra manifattura più tradizionale che oggi per numerosi motivi sono in difficoltà. Penso all’automotive dove numerose sfide si intrecciano a vari livelli: target di riduzione delle emissioni; transizione industriale che deve tenere conto della trasformazione della domanda sempre più orientata verso modelli as a service (MaaS); fenomeni trasversali e pervasivi quali la digitalizzazione e l’ICT che portano a un modello di mobilità sostenibile, sicura e connessa.

C’è un problema di transizione della mobilità di propulsione endotermica alla trazione elettrica, e questo è un tema che coinvolge l’automotive perché, è chiaro che produrre un motore endotermico, la componentistica di un motore è molto complessa e porta a un’economia di filiera molto profonda, ed è un’economia che questo Paese ha guidato e che oggi non guida probabilmente più e che, attualmente, dà lavoro a tantissime persone e industrie. Produrre un motore elettrico è, di fatto, produrre una batteria. Quindi è chiaro che la componentistica è molto più facile, ha bisogno di minor mano d’opera e minor posti di lavoro indubbiamente. Quindi questa è una transizione che c’è e va guidata ma che comporta, anche, alcune ripercussioni nel sistema produttivo. Altro aspetto dell’automotive, molto delicato, è quello della tipologia di domanda di mobilità. Fino ad oggi, la maggior parte di italiani, continua ad essere proprietario di automobile, ma il mercato si sta già spostando da una domanda di mezzo a una domanda di servizio. Quindi, di fatto, l’automobile e la mobilità diventerà una commodity. Per cui ci sarà un prezzo della mobilità ma non un prezzo dell’automobile. L’automobile sarà, probabilmente, fatta su misura per il singolo cittadino che potrà permetterselo, ma questo non significa che si produrranno meno mezzi, ma si produrranno mezzi diversi che saranno condivisi. Io mi aspetto da qui a N anni ma non 20, più cinque che venti, di uscire dal Senato e avere un’app che io utilizzo, mi arriva un mezzo, magari a guida autonoma con altre due persone a bordo, che sta andando verso il Mise, salgo su quel mezzo e non ho bisogno di avere un mezzo mio, ho bisogno di quell’app e ho bisogno però che quel mezzo ci sia. Quindi, questa transizione che riguarda la domanda di mobilità, è una tansizione che va guidata perché avrà un impatto su tutto il nostro sistema produttivo.

Le piattaforme Maas, che si ritiene possano avere una forte accelerazione con il 5G, consentiranno la piena ed efficiente integrazione tra trasporto pubblico e privato, con stime che prevedono una penetrazione dei servizi intorno al 40% entro una decina di anni. Credo che questo dato sia sottostimato, credo che la penetrazione sarà più ampia e in un periodo minore.

Sul fronte dell’adozione di nuove tecnologie, l’orientamento del settore va verso la cosiddetta smart mobility, vale a dire la creazione di un ecosistema integrato, intelligente e connesso che coinvolge veicoli, strade, infrastrutture digitali e logistiche, aprendo nuove ulteriori sfide quali ad esempio quelle che attengono agli ambiti della sicurezza: si ricorda che la mobilità sicura resta un obiettivo prioritario per l’UE in quanto il costo annuale per le vittime e i feriti gravi sulle strade, in termini economici, è superiore a 120 miliardi di euro, pari a circa l’1% del PIL UE.

In questo scenario in rapida evoluzione, si aprono opportunità che il nostro settore è chiamato a cogliere, pena il rischio di un progressivo e inesorabile arretramento: uno studio della Commissione Europea del 2018 ha previsto che il nuovo mercato dei veicoli a guida autonoma e connessa produrrà benefici economici di grande entità, stimando a livello UE entrate per oltre 620 miliardi di euro entro il 2025 per l’industria automobilistica e di 180 miliardi di euro per il settore elettronico.

Gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni, potranno essere raggiunti solo attraverso un progressivo incremento della quota di veicoli commercializzati a basso impatto ambientale, accompagnata pertanto da una riconversione delle produzioni. A sua volta, tale processo di riconversione interesserà l’intera filiera: dalla componentistica alla manutenzione/riparazione dei veicoli su cui vantiamo vere e proprie eccellenze riconosciute anche a livello internazionale.

L’avanzamento tecnologico del settore automotive richiede investimenti innovativi che attengono alle batterie, alle componenti elettroniche – centraline e sensoristica – ma anche a quelle motoristiche e richiedono l’adeguamento delle competenze della manodopera del settore.

La transizione industriale dovrà inoltre essere supportata da interventi di policy coerenti che facciano fronte, in primis, ai fabbisogni di natura infrastrutturale del Paese per la distribuzione e il rifornimento, a livello urbano ed extra-urbano.
Il Governo intende supportare il processo di transizione dell’automotive con politiche mirate, consapevole del ruolo strategico per l’intera economia nazionale. Il settore auto si caratterizza infatti per il più elevato moltiplicatore sia in termini di valore aggiunto che di manodopera: per ogni occupato nella fase industriale dell’auto si generano ulteriori due occupati nella filiera, con un rapporto sostanzialmente analogo anche per quanto riguarda il valore aggiunto e il Pil nazionale (moltiplicatore pari a 3,2).

Il 18 ottobre scorso ho convocato il Tavolo sul settore dell'automotive, a cui hanno partecipato i rappresentanti di oltre 50 tra associazioni, aziende, sindacati, nonché dell’università e della ricerca. L’incontro ha avviato un confronto con tutti gli attori del settore, al fine di concordare un metodo di lavoro per individuare gli strumenti più funzionali a sostenere il processo di transizione del settore automotive.

I lavori del Tavolo proseguiranno a partire da gennaio prossimo con tre gruppi di lavoro al fine di approfondire le seguenti tematiche:

  • Sostegno all’offerta di mobilità e alla transizione tecnologica della filiera;
  • Supporto per lo sviluppo delle reti infrastrutturali;
  • Sostegno alla domanda di mezzi di trasporto orientati sui nuovi standard tecnologici energetici e di mobilità sostenibile.

Di fatto questo è il lavoro che abbiamo fatto nel tavolo che ripercorre le cose che abbiamo fatto prima, cioè che da un lato, la transizione legata alla mobilità di propulsione o di trazione del veicolo e dall’altro, ovviamente, la necessaria infrastrutturazione del Paese rispetto alla mobilità elettrica e il terzo lato, che è quello più a lungo termine, di adozione di nuovi sistemi di mobilità, che hanno bisogno di un accompagnamento.

(Misure settoriali di cui Space Economy)

Una valenza particolare, nell’ambito delle politiche per l’innovazione e la competitività, assume anche la Space Economy. Si sta lavorando per la piena attuazione del Piano Space Economy a sostegno di un settore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, arriva fino allo generazione di prodotti e servizi innovativi “abilitati” (servizi di telecomunicazioni, di navigazione e posizionamento, di monitoraggio ambientale previsione meteo, ecc.). E’ stato definito un Piano strategico che punta a mobilitare un investimento pari a circa 4,7 miliardi di euro, per metà da coprire con risorse pubbliche nazionali e regionali e per l’altra metà a carico delle imprese. Nel 2016, il CIPE ha assegnato al Ministero dello Sviluppo Economico una prima dotazione di risorse pari a 360 milioni di euro, per la realizzazione di diverse iniziative nel campo delle telecomunicazioni satellitari innovative, dei servizi geospaziali basati sull’osservazione satellitare della terra, dei servizi di navigazione, dell’applicazione delle tecnologie legate all’esplorazione spaziale. Il primo programma ad essere stato avviato è il Programma Mirror.

(Misure orizzontali)

Altro fondamentale versante di impegno sarà quello delle semplificazioni. Si intende infatti proseguire il lavoro già svolto con l’emanazione del DL n.135/2018, per proporre ulteriori semplificazioni amministrative, particolarmente attese da parte delle PMI dei settori del Made in Italy, superando forme obsolete ed onerose di ingerenza nell’attività delle imprese, previste da normativa risalente agli anni ’50. Lavoreremo su questo cercando di coinvolgere le Associazioni e le altre amministrazioni competenti.

Incentivi alle imprese

Altro pilastro della politica industriale sono gli incentivi.


Nel 2019 è già stata avviata l’attività di revisione degli strumenti, volta a una razionalizzazione del sistema degli incentivi e a un’allocazione più efficiente delle risorse finanziarie: già sono state individuate alcune prime azioni da intraprendere in vista di un più ampio riordino cui si intende dar seguito a qui a breve.

Preliminarmente sono state esaminate le misure che riscuotono un alto gradimento da parte delle imprese, pur presentando alcune farraginosità nelle procedure e nei ritardi nell’attuazione cui ha provveduto il decreto “Crescita” con un’opera di semplificazione. Cito, a titolo esemplificativo, la legge 181 del 1989 per le aree di crisi complesse e non complesse.

Con il recente DM 30 agosto 2019, pubblicato in gazzetta la scorsa settimana, è stata attuata la riforma della legge per le aree di crisi industriale, che semplifica le procedure con le quali le imprese potranno richiedere e ottenere le agevolazioni previste per gli interventi di riconversione e riqualificazione. Con questo provvedimento, che dà attuazione a quanto previsto nel Decreto Crescita, si rende lo strumento più agevole e accessibile alle PMI e alle reti d’imprese, nonché più funzionale a investimenti strategici ad alto contenuto tecnologico e con forte impatto occupazionale nei territori interessati.

Le novità introdotte puntano ad ampliare la platea di imprese potenzialmente beneficiare, anche attraverso un abbassamento della soglia minima di investimento e procedure semplificate per l’accesso alle agevolazioni delle piccole imprese. Sono inoltre previste nuove tipologie di sostegno per favorire la formazione dei lavoratori.

L’obiettivo è infatti quello di garantire una più elevata qualità degli interventi di rilancio previsti per le aree di crisi industriale e favorire il reinserimento di lavoratori attualmente interessati da misure di sostegno al reddito.

Il MISE pubblicherà, in un prossimo provvedimento, le indicazioni sui criteri e le modalità di concessione delle agevolazioni. Sono previste analoghe revisioni sulle misure Smart start e Nuove imprese a tasso zero.

Sono state infine individuate alcune misure poco appetibili per le imprese, le cui risorse finanziarie potrebbero essere liberate e riallocate su quelle maggiormente apprezzate ed efficaci. Su questo stiamo lavorando.

Nella prossima legge di Bilancio andremo sicuramente a confermare molte agevolazioni in grado di rafforzare la competitività delle imprese offrendo maggiori possibilità di investimento nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione:

● Fondo di garanzia: il tema dell’accesso al credito costituisce un tassello importante del sostegno alle imprese e il Fondo rappresenta un ottimo strumento al fine di assicurare al sistema produttivo del Paese un costante afflusso di risorse finanziarie
● “Nuova Sabatini” per gli investimenti in beni strumentali, che da poco è stata rivista apportando alcuni miglioramenti tesi alla sua maggiore fruizione.
● Contratti di sviluppo per il sostegno all’innovazione dell’organizzazione, dei processi e della tutela ambientale
● Accordi per l’innovazione: a sostegno di progetti riguardanti attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti. I progetti di ricerca e sviluppo devono prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 5 milioni di euro e non superiori a 40 milioni di euro.

Altro tema centrale è quello del credito, mi soffermo annunciando che proseguiremo con la creazione della Banca Pubblica di Investimento a sostegno delle imprese di minori dimensioni che non riescono ad accedere al credito bancario.

● Continuando la disamina degli strumenti, sul lato Green economy procederemo, ove possibile, ri - focalizzando in un’ottica di green economy gli strumenti esistenti, come è avvenuto per il recente bando per i grandi progetti di ricerca e sviluppo a valere sulle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca, per il quale è stata prevista una riserva del 20% dei fondi disponibili in favore dei progetti realizzati nell’ambito di tematiche inerenti l’economia circolare.

La promozione della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione può trovare sostegno anche attraverso strumenti al di fuori del perimetro degli aiuti di Stato, mediante interventi quali gli appalti innovativi o pre-commerciali, facendo emergere la cosiddetta domanda pubblica intelligente per stimolare risposte innovative ai fabbisogni delle pubbliche amministrazioni. Il MISE ha già approntato la cornice normative dell’intervento con il DM 31 gennaio 2019, cui è seguita un’apposita convenzione stipulata con AGID per la gestione dei bandi di innovazione. E’ auspicabile che tale azione sia condotta attraverso le opportune sinergie con gli altri Ministeri, per favorire al massimo l’efficacia dell’intervento pubblico.

Misure orizzontali di cui Tutela proprietà intellettuale

Una volta sviluppati nuovi processi o prodotti, è necessario continuare a offrire il nostro supporto alle imprese anche sul fronte della tutela della proprietà intellettuale: i marchi e i brevetti in un contesto sempre più competitivo sono un elemento vincente perché garantiscono autenticità e qualità.

In questa direzione vanno le misure per l’attività deputata al deposito e alla concessione dei titoli di proprietà industriale (registrazione marchi, disegni, brevetti) per lo Stato italiano: so che in questo non c’è elemento di novità, ma quest’attività è indispensabile per stimolare proprio i processi innovativi che una volta realizzati hanno garanzia di tutela. Se da un lato spingiamo verso l'innovazione e quindo verso la creazione di StartUp e verso la digitalizzazione e chiaro che vista la grande capacità intelligenza del nostro sistema imprenditoriale e chiaro che avremo la possibilita di vedere relaizzati prodotti che oggi non ci sono e che hanno bisogno di esser registarti. La capacita che abbiamo di protezione dei prodotti che vengono inventati dai nostri imprenditori devono essere tutelati nel modo corretto anche per proteggersi da quel fenomeno chiamato dell’Italian Sounding, molto fastidisoso pe rleimprese che esportano.

In particolare a sostegno dei prodotti italiani, stiamo procedendo di concerto con il MIPAAF sul fronte etichettatura, come previsto dal DL “Semplificazioni” prevedendo l’inserimento in etichetta di corrette e dettagliate informazione a tutela delle nostre produzioni e dei consumatori. In particolare sulla carne suina vi segnalo che abbiamo chiuso il DM che al momento è all’esame della Conferenza Stato-Regioni.

Particolare tutela è riservata poi ai marchi storici di interesse nazionale cui è stato dedicato un nuovo istituto in materia di titoli di proprietà industriale attraverso l’introduzione di un Registro dedicato a rafforzare la tutela e la promozione nel mondo delle produzioni Made in.

Entro la fine del 2019 inoltre è previsto il finanziamento di nuovi strumenti e il rifinanziamento di misure di successo per un totale di 55 milioni di euro:

● Bando Disegni+

● Bando Marchi+

● Bando brevetti+

● Bando UTT (Uffici per il trasferimento tecnologico)

● Bando POC (Proof of concept – protipazione)

● Decreto attuativo del Voucher 3i

● Decreto attuativo dell’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI per i titolari di marchi storici di interesse nazionale


Energia (Premessa macro)

L’energia è un settore strategico se vogliamo assicurare al nostro Paese un futuro sostenibile, ma abbiamo numerose sfide, vecchie e nuove, da affrontare nel prossimo periodo: garantirne la disponibilità minimizzando gli impatti ambientali e sociali della sua produzione e consumo; dobbiamo rilanciare il settore dell'efficienza energetica, ambito in cui il nostro Paese ha lungamente primeggiato; far crescere velocemente ma armoniosamente la quota delle fonti energetiche rinnovabili, così da diminuire il peso economico delle importazioni e i rischi derivanti dalla volatilità dei prezzi internazionali e legati alla sicurezza nei paesi di produzione e di transito. Infine, dobbiamo assicurare una maggiore trasparenza dei mercati e una loro ulteriore integrazione e interconnessione in ambito europeo e verso i Paesi del Mediterraneo.

(Piano Nazionale Integrato Energia e Clima - PNIEC)

Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) dovrà essere presentato alla Commissione europea entro il prossimo 31 dicembre. Il Piano costituisce lo strumento con il quale ogni Stato membro stabilisce i propri contributi agli obiettivi europei al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività.

In base alle deleghe che vorrà approvare il Parlamento (legge di delegazione europea), saranno inoltre avviati i lavori per il recepimento del “pacchetto” di direttive e regolamenti sui mercati dell’energia, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

(Ecobonus - proroga delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici)

Con la prossima Legge di bilancio proporremo una proroga delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. Il contributo degli interventi di efficienza energetica stimolati dal meccanismo è, infatti, significativo rispetto al target di riduzione di consumi di energia finale. Inoltre, il meccanismo ha dimostrato di avere una buona efficacia a fini anticongiunturali, stimolando notevolmente gli investimenti in prodotti e tecnologie sviluppati dal nostro sistema produttivo.

(Piano di Azione Preventiva e del Piano di Emergenza nazionali nel settore del gas naturale)

Particolare attenzione riserveremo anche all’aggiornamento del Piano di Azione Preventiva e del Piano di Emergenza nazionale nel settore del gas naturale, che rimane una fonte di approvvigionamento importante per il nostro Paese: dobbiamo identificare le misure per eliminare o mitigare i rischi e l'impatto di una interruzione dell'approvvigionamento, specificando le modalità di applicazione delle misure e di gestione delle crisi. Inoltre dobbiamo porre in essere tutte le azioni per ridurre i costi delle forniture, con particolare riferimento ai costi fissi e alle attuali inefficienze/rigidità del settore, a beneficio dei cittadini e delle imprese.

(Phase out dell’estrazione degli idrocarburi)

Al fine di valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con l’obiettivo di accompagnare la transizione del sistema energetico nazionale alla decarbonizzazione, ci dedicheremo a partire dalle prossime settimane al programma di “phase out dell’estrazione degli idrocarburi”, soprattutto in merito alla pianificazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale in modo pienamente condiviso con le Regioni coinvolte.

Mettendo in atto ogni strumento utile per la salvaguardia dello Stato Italiano da eventuali rischi di risarcimento danni da parte dei concessionari o degli istanti, porremo la nostra massima attenzione a supportare le aziende nel necessario processo di riconversione che il settore dovrà mettere in atto, e che permetterà di creare maggiori posti di lavori di quanti sinora garantiti stabilmente nel settore dell’upstream italiano. Questa attività dovrà raggiungersi in necessario coordinamento con il “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee [PITESAI]” e che potrà essere supportato da possibili interventi normativi in tal senso: ci muoveremo dunque su questo fronte con la massima risolutezza per salvaguardare le componenti ambientale, sociale ed economica, necessariamente connesse.

(Phase out centrali elettriche a carbone)

Stiamo procedendo anche sul programma di “Phase out delle centrali elettriche a carbone” entro il 2025, secondo gli impegni assunti dalla Strategia energetica nazionale 2017 e dal Piano integrato energia e clima, su cui il Ministero ha già attivato un tavolo di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti. A tal fine andranno accelerate, anche a mezzo di modifiche normative, le procedure autorizzative per la realizzazione dei potenziamenti della rete elettrica, in particolare la nuova connessione con la Sardegna (c.d. triterminale), e per la realizzazione di nuovi pompaggi e accumuli.

(D.M. Superamento del regime tariffario di “maggior tutela” per i clienti domestici e le PMI)

Per quanto attiene il regime tariffario di “maggior tutela” per i clienti domestici e le PMI, stiamo lavorando all’individuazione delle misure necessarie a garantire la cessazione della disciplina transitoria dei prezzi di energia elettrica e gas e l’ingresso consapevole dei clienti sul mercato libero. Percorso che va fatto ma che richiede un tempo più lungo rispetto al 1 luglio 2020.

La tutela del consumatore è una delle priorità dell’azione di questo Ministero. A tale proposito stiamo già lavorando sulla bolletta energetica al fine di individuare un percorso di armonizzazione tra processo di decarbonizzazione e riduzione dei costi per i clienti finali, in particolare per i soggetti vulnerabili o a basso reddito.

Il costo delle bollette è un tema ben presente al Ministero. Ci sono diverse proposte parlamentari che devono essere analizzate e portate avanti. Questo processo deve essere incisivo per ridurre i costi delle bollette dei cittadini. La questione legata al superamento del regime tariffario di “maggior tutela”, che come sapete prevede una cessazione di questo mercato il 1 luglio 2020, credo che debba essere accompagnato da una consapevolezza dei clienti e dall’altro con l’aumento dei venditori, cose che oggi non consentono una uscita da quel mercato immediato e tout court dal luglio 2020. E’ un percorso che faremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Riteniamo che dobbiamo accompagnare questi elementi ad una proroga della uscita.

(Tavolo di confronto con Confindustria e i settori industriali su investimenti e misure per la competitività)

Uguale attenzione sarà posta verso i settori industriali che a oggi rappresentano i maggiori consumatori di energia (acciaio, carta, chimica, ecc.) e che sono anche i principali beneficiari delle misure di aiuto esistenti a fronte delle quali hanno manifestato l’impegno a effettuare importanti investimenti in contratti di lungo termine per l’approvvigionamento di energia rinnovabile, così da contribuire efficacemente alla decarbonizzazione.

(Avvio del mercato della capacità)

Dallo scorso giugno 2019, a seguito di un lungo e articolato processo di notifica alla CE che ha approvato la misura, è stata ratificata, sentita l’ARERA, la proposta di TERNA della disciplina del mercato della capacità che prevede aste annuali per il riconoscimento di una remunerazione, coperta da un’apposita tariffa, ai soggetti aggiudicatari per la disponibilità della capacità. La prima delle due aste previste per quest’anno si è svolta lo scorso 6 novembre, il 28 si svolgerà quella per la consegna del servizio per il 2023.

(D.M. Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) per il Deposito di rifiuti radioattivi)

Per quanto riguarda l’annosa questione dei rifiuti radioattivi, posso annunciarvi che siamo nelle fasi finali per l’approvazione della Carta nazionale per la localizzazione delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale e il Parco Tecnologico. Il Deposito Nazionale è l’infrastruttura di superficie dove saranno conferiti i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, generati dall'esercizio e dallo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari, dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. La prima versione della CNAPI è stata presentata da Sogin a gennaio 2015. Allo stato attuale, la Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), e della recente richiesta politica di escludere, per motivi cautelativi nei confronti del territorio, le zone in classe sismica 2 (“dove sono possibili forti terremoti”) tra le aree potenzialmente idonee, ha trasmesso all’ISIN in data 26/06/2019 la settima revisione della CNAPI. Sulla stessa l'ISIN, lo scorso 2 luglio, ha chiesto a Sogin di verificare eventuali aggiornamenti di alcuni dati non pubblici usati nel 2014 per elaborare la prima CNAPI comunicando entro 3 mesi le eventuali modifiche da apportare a tale ultima revisione della CNAPI che ne dovessero derivare. Si conta che a breve la Sogin comunicherà ad ISIN gli esiti di tale ultima verifica.

Di conseguenza, una volta ottenuto il nulla osta del MiSE e del MATTM, la Sogin, dopo aver recepito gli eventuali rilievi che potranno essere contenuti nei nulla osta ministeriali, provvederà, alla pubblicazione della CNAPI. La pubblicazione aprirà la fase della consultazione pubblica che dovrà essere preparata da una campagna preventiva di informazione. Tale consultazione terminerà con un Seminario nazionale. L’esito della consultazione condurrà a una versione aggiornata della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) che, con il parere tecnico dell’ISIN, sarà approvata con decreto dei ministri competenti (MiSE di concerto con il MATTM ed il MIT).
Seguirà una procedura per l'acquisizione di possibili manifestazioni di interesse aperta a Regioni ed enti.

(Bando per la promozione delle rinnovabili nelle isole minori non interconnesse)

Poi, stiamo elaborando il Bando per la promozione delle rinnovabili nelle isole minori non interconnesse e per questa finalità abbiamo individuato una serie di misure che consentono di ridurre, entro il 31 dicembre 2020, la produzione elettrica annua convenzionale complessiva di ciascuna isola di un valore che oscilli tra il 20% ed il 50%, a seconda del valore della produzione stessa. A breve, sentita ARERA, procederemo con l’emanazione del decreto.

(D.I. (MISE-MATTM-MIPAAFT) di incentivo alle rinnovabili “FER2”)

A seguito del recente decreto di incentivazione FER 1, occorre predisporre il successivo decreto FER2 per incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili diverse da fotovoltaico ed eolico e miniidro (biomasse, biogas, geotermoelettrico, eolico off-shore). Gli incentivi alle fonti rinnovabili non gravano sulla finanza pubblica ma su un fondo presso la Cassa dei Servizi Energetici Ambientali alimentato da una componente applicata da ARERA sulle tariffe indirettamente pagate dai consumatori di energia elettrica. La bozza del decreto è in corso di stesura. A oggi sono in fase di programmazione incontri con il MATTM e il MIPAAFT, per verificare le posizioni e i principali punti in sospeso.

(Ricerca di sistema elettrico. Attuazione del DM 16 aprile 2018)

Infine, per quanto riguarda la ricerca del sistema elettrico, daremo esecuzione al piano triennale 2019-2021 per il quale sono stati stanziati 210 mln € in tre anni: il piano individua le attività e le risorse che saranno assegnate attraverso specifici Accordi di programma tra MISE e i soggetti beneficiari individuati dal DM nonché attraverso bandi di gara per progetti di ricerca.

Vigilanza e cooperative

Mi sposto ora su un altro argomento di competenza del mio Ministero.

Nel mese di aprile 2019 il MiSE ha avviato un “Programma ispettivo straordinario” volto a potenziare l’azione di ridimensionamento del fenomeno delle false società cooperative.

Le false società cooperative, anche dette “spurie”, sono quelle che abusano della forma giuridica cooperativa per approfittare dei vantaggi connessi a tale forma societaria, senza in effetti realizzare alcuna forma di scambio mutualistico.

Continuiamo la lotta al fenomeno, attraverso un’azione coordinata tra le diverse istituzioni deputate al controllo e alla repressione degli illeciti, in grado di affinare e mirare le attività di controllo.

E’ quindi stato programmato un numero di ispezioni straordinarie pari a 540, da espletarsi tra il 2019 ed il 2020. Nelle prime due trance di ispezioni/revisioni disposte da aprile a luglio 2019 sono state programmate azioni di vigilanza per un totale di 277 Società cooperative, di cui circa la metà aderenti ad Associazioni nazionali di rappresentanza.

Continueremo su questa linea soprattutto per tutelare chi usa la fattispecie cooperativa nella maniera adeguata e i consumatori. In questo senso è stato attivato un tavolo di confronto con le Associazioni che potrà portare alla rivisitazione della normativa.

Politiche per il Mercato e il consumatore

Il Ministero dello Sviluppo Economico non è deputato solo a sostenere e difendere il tessuto imprenditoriale, ma anche la controparte, ossia i consumatori, attraverso normative adeguate e la tutela della concorrenza.

Forte è l’impegno su molti fronti e a titolo esemplificativo riporto quanto fatto per il settore assicurativo: al fine di permettere l’ulteriore contenimento dei premi di polizza a vantaggio dei consumatori e al fine di contrastare le frodi nel mercato di riferimento.
Ci sono altri temi che potremmo affrontare, come Ilva, Alialia e i tavoli di crisi, ma sono disponibile a rispondere alle vostre domande e a rispondere anche a quesiti su questi argomenti."



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