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Intervento al Senato sui recenti sviluppi della vicenda ILVA

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05 settembre 2012

Informativa del Ministro dello sviluppo economico delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sui recenti sviluppi della vicenda ILVA.

 

Svolgimento lavori presso il Senato

  • Inizio lavori ore 10.30
  • Introduce il Presidente del Senato
  • Esposizione Ministro Passera
  • Esposizione Ministro Clini
  • Replica dei gruppi che hanno a disposizione 10 minuti ciascuno

Bozza di intervento - Ministo Corrado Passera

Il Ministro Clini ed io ci siamo divisi i compiti onde illustrare in modo organico ed esaustivo la situazione dell’ILVA di Taranto.

I problemi da risolvere sono, infatti, molteplici, coinvolgono diversi livelli istituzionali e devono essere affrontati attraverso una strategia complessiva capace di impedire che la situazione si traduca nel dover scegliere tra lavoro e salute: alternativa, questa, che non deve mai essere posta.

Per questo il Governo è intervenuto tempestivamente, subito dopo la notizia del sequestro di una parte degli impianti, con la firma di un protocollo di intesa e lo stanziamento di risorse necessarie per favorire il superamento strutturale della cause che hanno generato l'intervento della magistratura.

 Nel pieno rispetto delle rispettive competenze, abbiamo inoltre offerto massima collaborazione istituzionale alla magistratura. Con la consapevolezza, tuttavia, che collaborare non impedisce al Governo di fare le proprie autonome valutazioni su un procedimento giudiziario che, tra l'altro, è solo nella sua parte iniziale

Nel corso  degli scorsi anni ci sono stati sicuramente danni all'ambiente e alla salute, ed è giusto che venga fatta piena luce sull'accaduto.

Non appare ad esempio ancora del tutto chiaro se le norme nazionali ed europee via via vigenti siano state rispettate o aggirate. Sull'AIA del 2011  ci troviamo addirittura nella situazione per cui il TAR la reputa troppo restrittiva, mentre la Procura la ritiene troppo poco restrittiva.

L'impianto di Taranto, dopo gli interventi portati avanti in questi anni, è tutt'ora sorgente di rischio superiore ai parametri nazionali ed europei? Oppure il rischio è stato eliminato, o è in corso di miglioramento?

A queste domande, ciascuno per le proprie competenze, bisogna dare al più presto una risposta definitiva, in quanto la situazione dello stabilimento di Taranto deve essere affrontata con grande senso di responsabilità e nella piena consapevolezza di quello che l’azienda rappresenta per l’economia del territorio e per l’intera industria nazionale senza dimenticare nemmeno per un momento le gravi tematiche ambientali che sono state sollevate.

***

 

Il polo di Taranto è uno dei principali poli siderurgici europei con una capacità produttiva di circa 10 M.t. annue pari ad oltre il 40% delle produzione nazionale di acciaio. Nel settore dei laminati piani la produzione di Taranto copre oltre il 60% della domanda nazionale contribuendo in maniera determinante all’approvvigionamento di comparti strategici per l’industria italiana come quello degli elettrodomestici, della cantieristica, dell’auto e della meccanica.

Sul piano occupazionale ILVA impiega oltre 11.600 occupati direttamente a cui deve aggiungersi un indotto strettamente collegato sul piano verticale che porta l’occupazione diretta quasi 15.400 unità.

A questo dato devono sommarsi 9.200 unità legate all’indotto.

Sul fronte degli investimenti l’impegno dell’azienda è stato in questi anni importante a testimonianza di un interesse concreto dell’azionista a rimanere nel settore e nell’area.

Complessivamente, dall’acquisizione avvenuta nel 1995 al 2011, il Gruppo Riva ha investito più di 4,5 miliardi di euro nello Stabilimento di Taranto, concentrando in esso circa il 72% degli investimenti effettuati nell’intero Gruppo Ilva, in Italia e all’estero. Nello stesso periodo, la quota di investimenti dedicata alla tutela ambientale ha rappresentato il 24% (pari a circa 1,1 miliardi di euro) del totale investito presso lo Stabilimento di Taranto.

Negli ultimi anni, gli investimenti dedicati all’ammodernamento degli impianti hanno riguardato tutte le aree dello Stabilimento di Taranto, mentre gli investimenti dedicati al miglioramento dell’impatto ambientale  hanno riguardato, con maggiore evidenza, le aree più critiche, a partire dalle cokerie, nelle quali l’investimento complessivo è stato di oltre 480 milioni di euro, pari al 44% degli investimenti dedicati alla tutela ambientali.

Nonostante gli investimenti realizzati, la situazione ambientale presenta ancora  elementi di criticità molto forti che non ci consentono, ad oggi, di esprimere ancoraun giudizio conclusivo sulla loro efficacia rispetto ai limiti imposti dalle normative italiane ed europee succedutesi nel tempo.

Sotto il profilo strettamente industriale, la competitività dello stabilimento risulta comunque elevata potendo contare su tre fondamentali punti di forza:

a) la possibilità di utilizzare un ciclo integrato (partendo dal carbon fossile e dai rottami ferrosi per arrivare alla produzione di laminati piani)
b) la possibilità di approvvigionamento di grandi quantità di materie prime da Paesi lontani (Brasile, Sud Africa) tramite navi anche di grandi stazza (fino a 400.000 ton.),
c) la possibilità di utilizzare stoccaggi importanti in funzione delle esigenze produttive. 

Il venire meno di queste condizioni (ad esempio la chiusura della cokeria ovvero la riduzione dei volumi di stoccaggio) metterebbe l’impianto siderurgico fuori dal mercato come già sta avvenendo in altri stabilimenti italiani che non possono contare su un ciclo completamento integrato.

Il costo di una eventuale chiusura dell’impianto avrebbe conseguenze negative sia dirette che indirette che pensiamo debbano essere prese in considerazione nelle decisioni che riguardano il futuro dell'impianto stesso. Complessivamente si determinerebbe un impatto negativo che è stato valutato attorno ad oltre 8 miliardi di euro annui imputabile per circa 6 miliardi alla crescita delle importazioni, per 1,2 miliardi al sostegno al reddito ed ai minori introiti per l’amministrazione pubblica e per circa 500 milioni in termini di minore capacità di spesa per il territorio direttamente interessato.

In una fase di calo globale del mercato è evidente che l’eventuale uscita di uno stabilimento come quello di Taranto sarebbe guardata con estrema soddisfazione dai maggiori competitor europei e mondiali.

Tali considerazioni sono certamente importanti, ma in nessun caso possono, naturalmente, giustificare il mantenimento di situazioni di rischio ambientale e per la salute dei lavoratori e dei cittadini al di fuori delle normative.



***


Avendo, quindi, ben presente sia le criticità ambientali che i valori economici in campo, il Governo con le altre istituzioni sta operando per garantire la continuità produttiva in un quadro di interventi volti ad accelerare un netto miglioramento nella sostenibilità ambientale e nella tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Il protocollo di Intesa siglato a fine luglio dai nostri ministeri e dalle istituzioni locali prevede un investimento di 396 milioni di euro per attivare le bonifiche di cui il territorio ha bisogno, adeguare a fini ambientali l’infrastruttura portuale e finanziare progetti di riqualificazione industriale dell’area.  .

 Il successivo decreto varato dal Governo accelera fortemente l'attuazione del protocollo, consentendo la sottoscrizione in tempi molto rapidi dell'Accordo di Programma.

Ci sono inoltre diversi e importanti progetti del Ministero delle Infrastrutture legate allo Sviluppo del porto di Taranto.

È stato recentemente ottenuto che il porto entri a far parte della rete strategica dei porti europei (corridoio Helsinky-Malta), cosa che non era in precedenza prevista e che darà al porto ulteriore spinta e attrattività internazionale.

Il CIPE ha recentemente approvato il progetto per la realizzazione della Piastra Portuale di Taranto, una grande opera infrastrutturale e logistica che comporterà un investimento di circa 219 mln di euro, dando ancora maggiore centralità al porto e generando sviluppo e nuova occupazione.

I lavori inizieranno entro il 2012 e termineranno entro 5 anni.

***


Il 17 agosto, quando siamo stati a Taranto per incontrare tutti i soggetti protagonisti di questa vicenda, abbiamo avuto la conferma che quando si lavora per un obbiettivo comune, seppure difficile, diventa possibile avere risultati positivi in tempi rapidi.

In quella sede abbiamo anche apprezzato la nuova disponibilità dimostrata dall’azienda e dal suo Presidente portando a 146 milioni il programma di investimenti volti a completare gli interventi richiesti dall’AIA dell’agosto 2011.
 
L’atteggiamento costruttivo registrato nelle ultime settimane da azienda e istituzioni,  ci consente di essere ottimisti avendo evitato, fino ad ora, una interruzione della produzione che sarebbe risultata fatale per il futuro dello stabilimento.

Un passaggio determinante per il futuro dello stabilimento riguarda la nuova AIA.

Come meglio illustrerà il Ministro Clini, va ricordato che il ministero dell’ambiente ha recentemente riaperto la procedura per il rilascio dell’AIA allo stabilimento con l’obiettivo di adeguare l’autorizzazione già concessa nell’agosto 2011, ai livelli emissivi raggiungibili con le migliori tecnologie disponibili anche con riferimento alle criticità emerse nel corso dell’indagine della magistratura.

Le nuove BAT (Best Available Technologies) emesse dalla UE nel febbraio 2012 rappresentano il necessario punto di riferimento per costruire un quadro normativo certo e condiviso da tutti i soggetti interessati.

Va tuttavia precisato che le stesse BAT presentano un range di soluzioni tecnologiche molto ampio all’interno del quale andrà individuata una soluzione equilibrata tra l’esigenza di migliorare le condizioni ambientali e di assicurare la competitività internazionale dello stabilimento, senza la quale non ci sarebbero le risorse necessarie per gli investimenti. Il processo di risanamento che sarà richiesto all’ILVA dalla nuova AIA esigerà comunque investimenti rilevanti da parte dell’azienda. Questi investimenti saranno  finalizzati in particolare al miglioramento dei fattori emissivi critici riferiti a quattro punti chiave del processo produttivo:

  • Cokerie: le Bat prevedono l’utilizzo di nuove tecnologie per l’abbattimento degli idrocarburi policiclici aromatici;
  • Impianti di agglomerazione con interventi finalizzati all’abbattimento delle diossine e delle polveri;  
  • Parco minerali: con interventi mirati ad una riduzioni delle polveri attraverso l’utilizzo di filmature e barriere refrangibili 
  • Acciaierie e altoforno per la riduzione di emissioni improvvise (slopping) di polveri di ossidi di ferro.

Per ciascuno di questi punti andranno individuate - lo ripeto - le soluzioni tecnologiche più adeguate alle caratteristiche degli impianti e compatibili con gli interventi di ambientalizzazione già posti in essere dall’azienda in un quadro di sostenibilità economica e nel rispetto dei range di concentrazione emissiva indicati dalle BAT.

Come noto è già operativo un gruppo di lavoro tecnico che, operando direttamente presso lo stabilimento, sta acquisendo gli elementi istruttori necessari per pervenire in tempi molto rapidi alla stesura della nuova AIA.

Infine è auspicabile che l’azienda affianchi agli interventi imposti per il raggiungimento dei limiti fissati dalle nuove BAT, investimenti  aggiuntivi finalizzati  al miglioramento delle performance produttive in una fase di crescita della concorrenza internazionale.

***

Credo che oggi si possano creare le condizioni per garantire il mantenimento dell'impianto nei limiti di sicurezza nazionali ed europei senza metterne a rischio la sopravvivenza con decisioni che ne comporterebbero nei fatti la chiusura definitiva e irrimediabile.

Su queste posizioni, già negli scorsi giorni, il Governo ha registrato un consenso molto ampio, direi quasi un fronte unitario.

Proprio per questo, penso che ci siano tutte le prerogative affinché questa grave crisi dell'Ilva, se gestita con senso di responsabilità, possa diventare un'opportunità di sviluppo per Taranto.

Il raggiungimento di un necessario e doveroso punto di equilibrio tra la continuità produttiva di un grande stabilimento industriale e la tutela della salute  e dell’ambiente rappresenta un obbiettivo che travalica anche la vicenda di Taranto e costituisce un importante punto di riferimento per la politica industriale in molte aree del paese che propongono analoghe problematiche.