Contratti di Innovazione

Martedì, 05 Gennaio 2010


I contratti di innovazione tecnologica rappresentano uno strumento volto alla concessione di agevolazioni per la realizzazione di progetti di rilevanti dimensioni (superiori a 10 milioni di euro) finalizzati a promuovere azioni di innovazione tecnologica. Sono finanziabili sia con risorse del FIT, sia con risorse del FRI di Cassa Depositi e Prestiti, sia con risorse del PON Ricerca e competitività. La normativa prevede il processo di negoziazione tra il Ministero e gli operatori economici nazionali e internazionali, particolarmente idoneo a coniugare eccellenza tecnologica, impresa e flessibilità amministrativa in vista di azioni mirate al rinnovamento del mercato.

Con Decreto ministeriale 5 gennaio 2010, il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato una nuova formula di “contratti di innovazione tecnologica” che, attivando investimenti per circa 2 miliardi di euro, favorisce la ricerca applicata e stimola nuove opportunità di lavoro per migliaia di ricercatori.

Si tratta di progetti innovativi “fuoriserie”, di importo superiore a 10 milioni di euro, che si realizzano attraverso le partnership tra pubblico e privato grazie ad un processo di negoziazione. Le risorse disponibili per il finanziamento di questo nuovo strumento, in grado di consentire alle imprese un volume d’investimenti pari a circa 2 miliardi di euro, permettono ad oltre 30 mila ricercatori di lavorare per agganciare le sfide tecnologiche del prossimo futuro.

Il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico fissa un iter dettagliato e tempi molto stretti per l’attivazione di un “contratto di innovazione”. In sostanza le imprese e gli enti di ricerca sottoscrivono un accordo con la controparte pubblica; lo stanziamento avviene attraverso una combinazione di prestito agevolato e contributo diretto alla spesa; a solo 4 mesi dalla presentazione del progetto avviene l’approvazione del piano definitivo.

Il finanziamento pubblico è affiancato da un finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato, a garanzia della validità dell’investimento proposto dalle imprese. Il finanziamento pubblico agevolato può arrivare a coprire fino all’80% dei costi, mentre nelle regioni del Mezzogiorno il contributo diretto alla spesa può arrivare fino al 40 % per le piccole imprese e per gli organismi di ricerca, al 30% per le medie imprese e al 20% per quelle grandi. La combinazione specifica di modalità e intensità agevolative è definita per ciascun progetto durante la fase negoziale. Nelle regioni del Mezzogiorno può essere utilizzata anche la sola modalità del contributo diretto alla spesa.

Per il finanziamento pubblico agevolato si può contare su una prima dote di risorse finanziarie pari a 1 miliardo di euro, a valere sul "fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca" costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti. Altre risorse sono messe a disposizione del Mezzogiorno con una più significativa incidenza di risorse riservate ai contributi diretti alla spesa.




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