Carlo Calenda a La Nuona Sardegna: "Energia e Chimica verde nuova industria per l'isola"

Mercoledì, 27 Dicembre 2017

Un' isola post industriale capace di vivere solo di turismo e agricoltura resta un' utopia. Il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda non ha dubbi. In Sardegna ci sono e ci saranno sempre di più poli produttivi. L' industria è il futuro. E il suo peso nel Pil della Regione diventerà sempre più importante. Ma Calenda spiega anche che la fabbrica che sputa veleno è una specie in via di estinzione. L'ecocompatibilità di tutte le grandi industrie è uno dei punti cardine della strategia del governo. La visita lampo di Calenda nell' isola è servita non solo per spiegare che Alcoa sta per ripartire, ma anche per confrontarsi su tutte le vertenze industriali della Sardegna. E il ministro, con il solito schietto pragmatismo, non fa promesse da imbonitore. Al contrario, va dritto al cuore delle emergenze con assoluto realismo. La prima cosa che ha detto tra gli operai di Alcoa è stata: "Non sono qui per festeggiare. Lo faremo quando uscirà il primo lingotto di alluminio". Calenda dimostra di conoscere a fondo la sofferente realtà produttiva dell'isola.

Ministro, secondo lei si può ancora parlare di industria in Sardegna?

"In Sardegna ci può essere e ci sarà uno sviluppo industriale. E lo si fa già oggi con il recupero di una serie di impianti che sono strategici non solo per la Sardegna, ma per l'intera Italia. In particolare parlo di Alcoa ed Eurallumina. L'alluminio primario è fondamentale per lo sviluppo economico della nazione e questi impianti sono strategici. Ecco perché il governo ci crede e da lungo tempo lavora perché queste realtà produttive non si perdano".

Restano gap infrastrutturali storici nell'isola. Dal costo dell'energia a quello delle materie prime, ai trasporti.

"Lo so benissimo, ecco perché ho firmato un decreto che abbatte i costi per le imprese energivore come mai nella storia del Paese. Questo cambierà lo scenario per chi produce in Sardegna ed eliminerà uno degli ostacoli essenziali allo sviluppo di grandi aziende strategiche".

Ma su quale modello di sviluppo l'isola deve puntare?

"Per prima cosa dico che non c'è una sola politica di sviluppo. Ci sono tante vocazioni in un territorio. Ma al centro è indispensabile che ci sia l'industria, perché dà una stabilità economica e un'intensità occupazionale che sono la base su cui costruire un' economia solida".

Lei parla spesso di industria 4.0. Può essere un modello anche per l'isola?

"E una rivoluzione che deve essere sfruttata dalla Sardegna, come da tutte le altre regioni italiane. Non ci sarà più la fabbrica tradizionale. L'avvento della digitalizzazione e dei processi basati sull'alta tecnologia sono la base di una nuova rivoluzione industriale. Si crea un'industria più moderna, pulita, cresce la produttività. Ecco perché il governo punta molto su questo aspetto e lo ha fatto in modo concreto mettendo 10 miliardi in questa Legge di Bilancio dopo i 20 dello scorso anno. Ma dico di più l'industria 4.0 sarà forse ancora più preziosa per le piccole e medie imprese. Perché ridurrà il gap con i giganti. I piccoli potranno aprirsi a una platea infinita. Verranno anche annullati i vantaggi di un'economia di scala, che diventa irrilevante".

Non c'è solo il Sulcis, come lei saprà la Sardegna ha una mappa industriale complessa e sofferente. Forse l'esempio più rilevante è al nord, a Porto Torres. Il progetto Matrica sembra essere rimasto al palo.

"Non è vero. Non è così. Ho avuto incontri proprio questi giorni con l'amministratore delegato di Eni che mi ha confermato il grande interesse e il grande impegno sul progetto Matrica. Con il governatore Francesco Pigliaru ho fatto il punto anche su Porto Torres. Posso dire che Matrica è il futuro, è uno dei grandissimi investimenti di sviluppo che sono indispensabili per l'Italia. La chimica verde è proprio un esempio dell'industria 4.0. L'Eni mi ha confermato gli investimenti sul progetto Matrica e sul polo di Porto Torres, che deve diventare un centro di sviluppo della chimica verde oggi al centro delle strategie Eni".

Ministro c'è una realtà ormai post industriale nel centro Sardegna. Il polo di Ottana è polverizzato, ma è tutta la Sardegna centrale a trovarsi senza una realtà industriale e con un'economia in assoluto affanno.

"È una delle aree di crisi di cui il governo si occupa. Ma è evidente che ci sono cicli produttivi che inevitabilmente giungono a un termine, perché il tipo di produzione non è più sostenibile in una economia occidentale. Il governo non abbandona nessuna parte dell'Italia, ma un pezzo di percorso lo devono fare i sardi, con un'operazione dal basso. Non esiste solo l'industria pesante e i grandi insediamenti. Ci sono anche realtà produttive differenti su cui puntare, come turismo e agroalimentare. Due eccellenze dell'isola".

Restano in ogni caso forti ostacoli per chi prova a fare impresa in Sardegna. Abbiamo parlato del costo dell'energia, ma esiste un altro nodo ancora più intricato. È il sistema dei trasporti.

"Conosciamo questo problema e il governo ci lavora. So che la Regione ha fatto tanto in questo senso. So che il governatore Pigliaru lavora quotidianamente per migliorare la rete dei collegamenti con la penisola senza violare i vincoli europei. I trasporti sono essenziali perché il turismo diventi un'industria ancora più redditizia per la Sardegna. Io sono venuto in vacanza 20 anni nell'isola. A Porto Pino. Sono legato a questa terra e sono felice che proprio in questi giorni la Regione abbia sottoscritto un accordo con il ministero della Difesa che restituisce ai sardi alcune spiagge. Tra queste c'è quella vicina a Porto Pino che io chiamavo Le dune, ma si chiama Sabbie bianche. Anche questo è un modo per incrementare il turismo nell'isola e far crescere la Sardegna".

Lei non vede contraddizione tra industria e turismo?

"Possono coesistere. Non si può pensare a una regione che possa avere un'economia senza industria. In Sardegna ci sono poli industriali di importanza strategica nazionale. L'Italia e la Sardegna, crescono se ci sono realtà produttive. E come dimostrano i dati sull'export e sulla produzione industriale il made in Italy è ancora un marchio vincente"

Autore: Luca Rojch
Testata: La Nuova Sardegna
Data: 27 dicembre 2017


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