Intervento del Ministro Calenda sul "Corriere della Sera"

Giovedì, 06 Luglio 2017

 Prodotti tipici tutelati e riduzione dei dazi. Perché il Ceta conviene

di Carlo Calenda

 

Caro direttore, ho seguito con attenzione le manifestazioni di questi giorni sull'accordo di libero scambio con il Canada (Ceta) e sulle paventate conseguenze negative che porterebbe per il nostro Paese. Vale la pena affrontare queste preoccupazioni innanzitutto nel merito, evitando un inutile scontro ideologico.

Parto dalle indicazioni geografiche. Dop e Igp sono un sistema di marchi collettivi legati ad un territorio, non riconosciuto in moltissimi paesi del mondo a partire dagli Usa e, prima dell'accordo, dal Canada. Il nostro Prosciutto di Parma, tanto per fare un esempio, prima della conclusione del trattato doveva essere commercializzato in Canada come «Originai Prosciutto». Con il negoziato abbiamo ottenuto il riconoscimento di 143 Indicazioni geografiche europee, di cui 41 italiane tra le più importanti in termini di export. Quanto raggiunto è un enorme passo avanti rispetto al passato ed apre la strada ad ulteriori progressi negli accordi in negoziazione. Pensare che si sarebbe potuto ottenere un riconoscimento integrale e illimitato è sbagliato. L'essenza di un negoziato sta nel raggiungimento di un compromesso.

Molti timori ha poi sollevato l'insinuazione che il Ceta comporterà una diminuzione degli standard fito-sanitari, con un conseguente rischio di facilitare le importazioni in Europa di Ogm o alimenti trattati con prodotti chimici non autorizzati nell'Ue. Si tratta di una totale falsità. Il principio precauzionale che regola l'attività Ue in materia di standard fito-sanitari non è in alcun modo toccato dall'accordo. Sono stati poi paventati rischi derivanti dagli abbattimenti tariffari per le nostre produzioni. Io credo sia vero esattamente l'opposto. Macchinari industriali, mobili, calzature sono tutti gravati fino all'applicazione del Ceta da dazi molto alti, che verranno azzerati. Per quanto riguarda l'agroalimentare, ci sarà un abbattimento dei dazi su vino, pasta, cioccolata, pomodori, acque minerali, prodotti in pelle. In parallelo abbiamo tutelato le nostre produzioni agricole prevedendo delle quote all'importazione nell'Ue, sulla carne (quota ammessa inferiore allo 0,6% del consumo totale dell'Ue) e su mais e grano tenero, ottenendo in cambio l'eliminazione dei dazi sulle attuali quote di prodotti lattiero-caseari, uova e pollame. Infine entrerà in vigore il nuovo sistema di gestione delle dispute tra investitore e Stato - Investment court system - molto più attento a prevenire conflitti di interesse ed evitare abusi, rispetto alla clausola arbitrale (Isds) inserita, vale la pena ricordarlo, in circa 3 mila accordi bilaterali sugli investimenti in vigore a livello globale, di cui 1.40o stipulati dai paesi europei a partire dagli anni '60.

L'accordo con il Canada è da tutti i punti di vista il migliore accordo concluso dall'Unione europea. Parliamo tra l'altro di un paese amico, membro del G7 con il quale condividiamo valori, tradizioni e prospettive, come testimoniato dalla recente visita in Italia di Justin Trudeau e da quella di pochi giorni fa del presidente Mattarella in Canada. Una mancata ratifica dopo otto anni di negoziati e l'approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo rappresenterebbe molto semplicemente la fine della politica commerciale dell'Ue. L'Italia è l'ottavo esportatore mondiale. Quinto per saldo nei beni manifatturieri. L'anno scorso abbiamo segnato un nuovo record di 417 miliardi di euro di export.

La nostra crescita presente e futura è legata alla possibilità di legarci sempre di più ad una domanda globale in costante espansione e affamata di prodotti italiani. Per farlo abbiamo bisogno di portare più Pmi a esportare. E possiamo riuscirci se apriamo nuovi mercati, abbattendo dazi e barriere non tariffarie. Tendiamo a dimenticare che le multinazionali possono affrontare ostacoli burocratici e delocalizzare per aggirare i dazi, mentre le piccole imprese non hanno queste possibilità. Per questo gli accordi di libero scambio sono importanti soprattutto per le Pmi. Abbiamo varato importanti provvedimenti per valorizzare la materia prima italiana. Penso alle regole sull'indicazione di origine del grano, latte e riso introdotte anche forzando fino al limite la normativa europea. Ma una cosa è aumentare la trasparenza verso i consumatori e qualificare il prodotto italiano, altra cosa è illudersi che autarchia e protezionismo possano portare sviluppo e benessere. 

Data: 6 luglio 2017
Testata: Corriere della Sera

 

Per maggiori informazioni

Dossier CETA

 

 


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