Calenda: "Più investimenti e competitività". Intervista a Repubblica

Sabato, 20 Agosto 2016

Ecco il piano per convincere l'Ue a concedere flessibilità.
Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: "Tutte le risorse alla crescita. Sgravi fiscali per chi investe nell'innovazione. Ma non bisogna coprire i problemi"


ROMA - "Se ci presentiamo in Europa e ai mercati con un piano industriale per l'Italia credibile fondato sullo stimolo agli investimenti e la competitività del sistema produttivo esistono spazi per ottenere quello di cui abbiamo bisogno". Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, pensa che questa sia la strada per ottenere di nuovo da Bruxelles la cosiddetta flessibilità sui conti. Sostiene che occorre investire sull'offerta piuttosto che sulla domanda mentre sulle riforme spiega che si "deve ritrovare coesione gestendo le aspettative e ammettendo le difficoltà".

Questo vuol dire non rispettare nuovamente i vincoli sul deficit. L'Ecofin ha già detto che si può fare una volta sola.
"Siamo sempre stati nelle regole, ma le regole non possono essere lette a senso unico. Vale per il completamento dell'Unione bancaria, bloccato dai veti tedeschi, così come per la disciplina di bilancio. La Commissione Juncker ha introdotto la clausola della flessibilità per investimenti e riforme. L'Ecofin ne ha limitato insensatamente l'utilizzo ad un solo anno. Dobbiamo ampliarne la portata temporale e quantitativa".

Sta attribuendo all'Europa e alle politiche di austerity colpe che probabilmente sono soprattutto nostre. I pochi margini di manovra che abbiamo derivano dalla montagna del nostro debito. L'Europa non rischia di diventare un alibi?
"Al contrario deve essere uno stimolo per usare al meglio le risorse. Il debito rappresenta poi un limite invalicabile per ragioni di responsabilità che nulla hanno a che fare con l'Europa. Ma molte delle risposte che i cittadini si aspettano richiedono una scala europea. Questo è particolarmente vero per ciò che riguarda la dimensione esterna: migrazioni, sicurezza, commercio. Dal paper di Padoan sulla crescita al migration compact, abbiamo offerto proposte concrete, ma le risposte sono state deboli. I Governi che hanno elezioni nel 2017 (Olanda, Francia e Germania, ndr) sembrano voler evitare gli scossoni politici che deriverebbero dal rilancio del progetto europeo. Basta guardare al caso Brexit che sta assumendo contorni surreali e rischia di paralizzare l'Europa. Il ruolo dell'Italia a partire dal prossimo incontro di Ventotene sarà decisivo per dare un segnale di inversione di marcia".

Restiamo in Italia. La prossima sfida è appunto quella della legge di Bilancio. Ha senso - secondo lei che è stato manager in imprese private - indebitarsi, tra l'altro, per pagare più pensioni e per alzare gli stipendi pubblici? Vale la pena mettere di nuovo a rischio l'equilibrio dei conti pubblici? Non sarebbe meglio utilizzare tutte le risorse per gli investimenti?
"Io penso che investimenti e competitività sono i due pilastri attorno a cui costruire la manovra. Gli stimoli indifferenziati alla domanda non funzionano in un clima di incertezza generalizzata che è destinato a protrarsi. Occorre individuare con chiarezza pochi, precisi driver di crescita su cui concentrare le risorse, spiegando in modo trasparente ai cittadini che i frutti si vedranno nel tempo".

Sta criticando la politica di bonus? Dagli 80 euro all'ipotesi di aumentare la quattordicesima dei pensionati?
"Esistono forti ragioni di equità sociale a favore di ognuna di queste misure. Io penso però che è il momento di accelerare la spinta sulla competitività del sistema produttivo a partire dalla nuova manifattura ma non solo, turismo e cultura sono un altro pilastro del nostro modello di sviluppo su cui investire".

Qual è il pacchetto per lo sviluppo?
"Abbiamo predisposto, su input del Presidente del Consiglio, insieme a Padoan, Giannini e Nannicini il piano "Industria 4.0" che si fonda su forti stimoli fiscali agli investimenti in macchinari e beni digitali, ulteriore sostegno alla contrattazione aziendale, la costruzione di una rete di centri di eccellenza universitari sulla manifattura innovativa, misure per favorire la finanza per la crescita, un piano sulla formazione per imprese, studenti e lavoratori. Lanceremo poi un profondo ridisegno del mercato dell'energia che avrà il duplice obiettivo di alleggerire la bolletta per le imprese energivore e ridisegnare il mercato della capacità della produzione elettrica. Su internazionalizzazione e digitalizzazione verrà potenziato il lavoro fatto con il piano straordinario per il Made in Italy e quello per la banda larga. I tempi per agganciare definitivamente il sistema produttivo italiano alla domanda internazionale e all'innovazione tecnologica sono diventati stretti, dobbiamo farlo in modo nuovo con una politica industriale guidata dalla domanda delle imprese, senza velleità dirigistiche e incentivi a pioggia".

Non pensa che dietro la crescita zero del Pil ci siano anche la debolezza della terapia adottata dal governo?
"Il giudizio spetta ai cittadini non a me. Mi lasci dire però che rimettere in moto l'economia e la società è più difficile in Italia anche perché già prima della crisi e dell'impatto polarizzante della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica le fratture nella nostra società erano particolarmente profonde: Sud/Nord, giovani/anziani, aziende internazionalizzate e domestiche etc. Per ricomporle occorre molto tempo, molte risorse e ricostruire nel paese un clima di consapevolezza e unità attorno ad un progetto di lungo periodo. Sempre di più riforme e coesione dovranno andare insieme".

Il consenso però non sembra più dalla vostra parte. Dalle riforme sono arrivate luci ma anche ombre. Al netto dell'esito del prossimo referendum costituzionale, il governo ha perso smalto e capacità propositiva. Siete a un passo dalla crisi?
"Non credo. Questo governo ha varato più riforme di ogni altro Esecutivo nella storia recente. E se ciò non basta per innescare immediatamente una crescita sostenuta e soprattutto per rassicurare i cittadini circa la possibilità di affrontare con successo le sfide, e i pericoli di un futuro che appare incerto è anche perché stiamo nuotando contro la corrente. Attraversiamo uno dei più difficili passaggi della storia degli ultimi 50 anni. Dal 2008 in poi viviamo crisi finanziarie, geopolitiche e migratorie continue la cui frequenza va aumentando. Lo scenario internazionale si incrocia in Occidente con una crisi di fiducia verso la classe dirigente che nasce dalla promessa mancata della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica come fenomeni univocamente positivi per tutti. Inevitabilmente questo genera la tentazione di chiudersi e guardare al passato. Ma continuare sulla strada delle riforme, gestire con realismo le aspettative, spiegare con chiarezza il progetto-paese, non nascondere le difficoltà ma neanche gli straordinari punti di forza che abbiamo e sui quali dobbiamo investire, è la strada per affrontare il difficile crocevia della storia che stiamo attraversando".



Luogo: Roma
Data: 20 agosto 2016
Testata: La Repubblica
Autore: Roberto Mania


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